All Things D si separa dal Wall Street Journal: un caso di giornalismo post-industriale

Alla fine è successo. All Things D, il sito tecnologico legato al Wall Street Journal, si è svincolato del tutto dalla testata. Si legge in un comunicato stampa rilasciato ieri 19 settembre, da Dow Jones (proprietario del brand): “entrambe le parti hanno deciso di non rinnovare il contratto”.

Il vincolo con il Wall Street Journal si estinguerà a fine anno e, commenta Matthew Ingram su Giga.om: questa decisione lascia il sito in un limbo”.

All Things D è diretto da Kara Swisher e dall’editorialista tecnologico del Wsj Walt Mossberg. Sono stati loro a spingere per separare il brand dalla testata. Già da fine agosto i due hanno provato a cercare un altro proprietario ma, finora, non sono riusciti a negoziare alcun accordo. Tra i potenziali acquirenti c’erano Nbc Universal, Bloomber e Condé Nast, secondo le indiscrezioni di Ingram.

Eppure non è una rinuncia del quotidiano finanziario alla copertura tecnologica che, al contrario, vuole trattare questi temi in modo più vasto, sviluppando All Things Digital, le conferenze internazionali che Swisher e Mossberg hanno ideato. Secondo Fortune, infatti, il brand degli eventi rimarrà al Journal.

Secondo Emily Bell ciò che è successo è uno scenario del giornalismo post-industriale, cioè un brand che cresce in prestigio e usa il potere dei singoli giornalisti per rendersi indipendenti. È qualcosa di diverso dal caso di Arianna Huffington, che ha fondato una sua start-up da zero. Qualcosa di analogo sta per succedere a Nate Silver, fino a poco tempo fa autore di Fivethrtyeight, il blog più seguito del New York Times.

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