L’entusiasmo verso i paywall va ridimensionato. Gli utenti vogliono pagare musica e film, non notizie

Il 2013 è l’anno dell’esplosione dei dispositivi mobili, e un terzo dei giornali statunitensi sta investendo in un’edizione pensata per per smartphone e tablet. Ma, secondo il veterano dei media Alan D. Mutter, alias Newsosaur, i primi dati dimostrano che l’audience non è entusiasta di pagare quanto gli editori mettono a disposizione.

Eppure il 37,6% della circolazione del Wall Street Journal è fatta da abbonamenti digitali (890 mila utenti), così come il 34,4% di quella del New York Times (725 mila abbonati), mentre quella dei periodici del gruppo Gannett, il più grande editore di giornali generalisti è del 2,2%. Insomma il paywall ha un successo relativo. Messo però a confronto con il successo di Netflix e Spotify è ben poca cosa: i loro abbonati superano di circa 40 volte quelli del Nyt.

Secondo Newsosaur le notizie gratuite offerte su Internet sono state come un’offerta lancio che però è durata un decennio, e solo negli ultimi anni l’industria editoriale ha iniziato a erigere difese (i paywall) per compensare il crollo degli investimenti pubblicitari, passati da 49,4 miliardi del 2055 a 22,3 miliardi del 2012.

Nel luglio 2012, 400 dei 1382 giornali attivi negli Stati Uniti hanno aggiunto un paywall. E per verificare l’efficacia di questo strumento può essere utile analizzare le performance dell’editore Gannett: aggrega 81 giornali e hanno tutti un paywall tranne Usa Today che, per questa ragione, non viene preso in considerazione da Mutter.

Tra quelli legati a sottoscrizioni il più grande è l’Arizona republic, i cui abbonamenti digitali rappresentano il 10% della diffusione del giornale (7048 abbonati). Mentre il giornale più piccolo di Gannett, il Port Clinton New-Herald, ha solo 147 abbonati.

Questi nati sono piccolissimi a confronto del successo del Wsj e del Nyt che hanno un bacino d’utenza colta e benestante e un pubblico globale. Ma rispetto agli utenti mondiali di Internet (2,4 miliardi) la loro penetrazione è rispettivamente dello 0,04 e dello 0,03%.

Newsosaur si chiede allora perché, nonostante tutto il potere e il prestigio che questi quotidiani mondiali possiedono, ci sono così pochi utenti paganti. La risposta che è quasi banale: perché la gente preferisce pagare musica e film anziché le notizie.

Numero di abbonamenti digitali negli Stati Uniti, fonte eCommerce.com

Netflix domina il mercato degli abbonamenti, con 29 milioni di sottoscrittori, guadagnati in soli 6 anni. E le previsioni di Mutter non sono rassicuranti: gli editori che guardano con entusiasmo al modello Spotify/Netflix devono ridimensionare le loro aspettative.

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