Coinvolgere per capire, come applicare i videogiochi al mondo dell’informazione

I giornalisti possono imparare molto dai videogiochi, lo scrive Sisi Wei del network di giornalismo investigativo ProPublica su Pbs mediashift. I giochi aiutano le persone a esplorare mondi sconosciuti e di fare esperienza di cose attraverso gli occhi di qualcun altro. I migliori videogame fanno sì che i giocatori provino vere emozioni e imparino materie complesse. Questo tipo di coinvolgimento è durevole nel tempo ed è in grado di influenzare molte persone.

Nell’attuale fase di sviluppo tecnologico i videogiochi non richiedono console o computer costosi. Possono girare su smartphone ed essere eseguiti attraverso Facebook. Anche chi non si definirebbe mai un amante dei videogame in realtà gioca a qualcosa. “Per i giornalisti i giochi possono essere uno strumento potente per raggiungere il grande pubblico”, comment Sisi Wei.

Anche Andrew DeVigal, per sei anni direttore dell’area multimedia del New York Times ha detto a Wired Us: “C’è un proverbio cinese ‘raccontami qualcosa e lo dimenticherò, mostrami qualcosa e potrei ricordarmelo, coinvolgimi e allora capirò’. Quando si parla di racconti multimediali siamo nella fase ‘mostrami’, ma non comprenderemo totalmente finché non siamo coinvolti in qualcosa”. Forse con i giochi è possibile farlo.

L’obiettivo della maggior parte dei giochi è “escapista”, ma ci sono anche videogame che permettono di avvicinarsi a un’esperienza reale. È il caso di Sweatshop (parola di difficile traduzione: indica una fabbrica dove le condizioni di lavoro sono paragonabili alla schiavitù). Nel gioco si impersona il manager di questo stabilimento e il coinvolgimento emotivo è alto: bisogna sfruttare minorenni ed evitare le rivolte. Fa parte di una nuova categoria di intrattenimento, i social impact games.

Sweatshop coinvolge il giocatore in scelte etiche: il manager che si impersona può concedere condizioni di lavoro migliori e perdere il lavoro (ovvero far finire il gioco) oppure raddoppiare i turni e costringere gli operai alla catena di montaggio e vincere la partita. In entrambi i casi le dinamiche tipiche del gioco suscitano emozioni basilari come sorpresa, paura, disgusto e meraviglia. Per Wei queste reazioni empatiche permettono di informare il lettore in un modo nuovo e, tornando al proverbio cinese, fanno sì che le notizie siano ricordate e capite.

Ma i giochi giornalistici non sono un’assoluta novita. Uno degli esempi più famosi è Budget Hero, del 2008: il giocatore deve redigere un bilancio federale ed evitare la bancarotta per trent’anni. Budget Hero è aggiornato con le nuove disposizioni fiscali, come il fiscal cliff. L’obiettivo del gioco è far capire la complessità del bilancio degli Stati uniti, perché non ci sono scelte facili per continuare il gioco.

I newsgames sono diversi dalle tecniche di gamification, che introduce dinamiche dei videogiochi in qualcosa che non lo è. Il vantaggio dei giochi è la possibilità di condurre l’utente verso un obiettivo predeterminato e creare una connessione emotiva con la storia e il personaggio ricreato.

Nell’ultimo anno sono nati diversi strumenti per creare “adventure game”, e che non richiedono la conoscenza di linguaggi di programmazione: sono Twine e Impact Js e permettono di creare esperienze immersive.

Al termine dell’articolo di Sisi Wei ci sono molte risorse per approfondire il tema.

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