Prospettive del giornalismo: news curators e storyteller indipendenti

Chi sono i “newsroom curators”, figure bizzarre che Antonio Gazoia, noto sul web come Jumpinshark, ha tradotto come “manutentori della notizia”? Federico Guerrini, giornalista indipendente e collaboratore del Reuters Institute, ha prodotto uno studio che analizza queste nuove figure, nate con il web, attraverso due case studies: le rivolte di Londra del 2011 e Occupy Wall Street. Inoltre sono stati intervistati numerosi giornalisti e esperti dei media.

Per Guerrini, il curator riordina quantità enormi di materiali presenti sul web e trasforma “il caos in ordine”. In altre parole, con il suo lavoro, il rumore della Rete diventa un segnale ascoltabile. È una figura divenuta necessaria con l’atomizzazione dei contenuti prodotta dai social network, e ciò ha reso i giornalisti dei “manager” dei contenuti. La funzione del curator nell’economia dei media è di fare da “filtro umano” e rimediare all’assenza di confini dell’informazione sul web. Su Internet infatti non ci sono i limiti spaziali e temporali  (che corrispondono, ad esempio durata di un tg o spazio sulla pagina di un quotidiano). Oltre a ciò il giornalista deve continuare a verificare ciò che potrebbe essere interessante, aggiungere il contesto ai contenuti generati dagli utenti e scriverlo per le varie piattaforme, perché la fruizione di un articolo su computer fisso è diversa da quella su mobile.

Queste capacità non dipendono più da una struttura fisica, come una redazione, ma possono essere praticate da giornalisti freelance o da semplici appassionati, che Guerrini definisce “independent storytellers”.

Gli spunti più interessanti della ricerca non sono però nella definizione dei nuovi ruoli, ma nell’individuazione dei limiti e delle opportunità nell’ormai imprescindibile contesto del giornalismo partecipativo. Il rischio principale è che i social network vengano interpretati come una indistinta “voce del popolo”, rimuovendo i singoli punti di vista. Con l’attuale scarseggiare di risorse economiche, è un problema reale. Per Guerrini, anziché sfruttare il contributo degli utenti c’è il pericolo di diventare uno strumento passivo degli stessi.

Così i giornalisti freelance in futuro si potrebbero trovare davanti a un bivio. Da un lato potrebbero integrare o rimpiazzare la copertura di alcuni eventi che i media generalisti non potranno più seguire (ad esempio molte testate hanno già rinunciato ai fotografi e utilizzano foto scattate dagli utenti), dall’altro potranno limitarsi a sfruttare i vantaggi delle nuove tecnologie e trasformarsi  in uno strumento di propaganda.

Il saggio di 60 pagine è disponibile in lingua inglese su Primaonline.it (formato pdf).

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