Le opinioni corrono sul web, non più sulla carta. Negli Stati Uniti le pagine degli editoriali si sono dimezzate

Che i quotidiani di tutto il mondo stiano riducendo il personale per contenere i costi non è una novità. Ma un dato passato sotto silenzio è che i tagli hanno coinvolto pesantemente gli articoli d’opinione, e non solo per ragioni di bilancio. Lo rileva Jodi Enda su Fact Tank, il nuovo blog di analisi di Pew Research.

Succede negli Stati Uniti, dove la tradizione del giornalismo locale è molto più vitale che altrove. Sulle pagine di giornali come il Philadelphia Inquirer e il Seattle Times, le pagine dedicate alle opinioni si sono dimezzate.

Pew Research ha raccolto i dati storici sugli iscritti all’Associazione americana dei giornalisti d’opinione: dal 2006 editorialisti e commentatori sono diminuiti del 55%.

Non c’è una ragione precisa dietro questo dato, ma dopo aver interpellato molti redattori statunitensi, Enda rileva una tendenza: è in atto un cambiamento graduale: da una parte le opinioni si stanno spostando dalle pagine dei giornali ai blog ospitati sui siti web delle testate, dall’altra c’è una rinuncia a influenzare l’opinione pubblica e preferiscono puntare sulla moderazione dei commenti sui siti.

Harold Jackson, responsabile della pagina degli editoriali del Philadelphia Inquirer, ha spiegato che la scelta di ridurre gli spazi delle opinioni non è stata dettata da ragioni di bilancio. Dai focus group organizzati dalla sua testata è emerso che i lettori non gradiscono troppi editoriali, soprattutto se troppo schierati.

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