Un’analisi delle piattaforme italiane di crowdfunding (SLIDE)

L’Italian crowdfunding network (Icn) ha prodotto un documento sullo stato dell’arte delle piattaforme di autofinanziamento nel nostro Paese. Nello studio di Daniela Castrataro e Ivana Pais vengono descritti l’approccio italiano a questo fenomeno, la sua storia e la distribuzione geografica.

Ne emerge che il numero delle piattaforme, in Italia, è più che raddoppiato nell’ultimo anno, anche se su scala globale il loro impatto è ancora limitato. Inoltre, quasi l’80% del denaro raccolto è in realtà social lending (una forma di microprestito), mentre le donazioni vere e proprie sono una minoranza. Secondo l’Icn questi dati, assieme all’alto “tasso di caduta” dei progetti (cioè quelli che non ricevono il denaro necessario a partire) dimostra non solo poca consapevolezza da parte dei donatori, ma anche scarsa comunicazione da parte dei progettisti dell’iniziativa da finanziare. Nel corso del 2013 però sono aumentati gli eventi di sensibilizzazione al crowdfunding, con l’obiettivo di colmare la mancanza di consapevolezza.

Tra le tendenze globali che hanno attecchito in Italia, ci sono le piattaforme sviluppate in proprio. Anziché utilizzare piattaforme globali come Kickstarter o IndieGogo in Italia si tende a creare ad hoc per determinati progetti. Secondo l’Icn ciò è dovuto a due fattori: al legame col territorio delle aziende del nostro Paese e alla scarsa fiducia degli italiani nei confronti del web.

In conclusione, lo studio rileva che molte piattaforme di crowdfunding italiane scelgono di costituirsi come srl o spa e ciò dimostrerebbe il raggiungimento di una certa maturità nel mercato.

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