Quei bot che cliccano sui banner e generano traffico. Il lato oscuro della pubblicità sul web

Il mantra degli esperti di marketing online è: coinvolgere gli utenti per aumentare i profitti. Ma a volte non sono gli esseri umani a garantire gli incassi. È uno dei paradossi del web: spesso sono i bot che simulano la navigazione sui siti e cliccano sui banner pubblicitari a fanno salire il prezzo dell’advertising digitale. La considerazione emerge da un’intervista-confessione anonima a un ex manager di una grande casa editrice statunitense, pubblicata su Digiday.

Negli Stati Uniti è una pratica sotterranea ma diffusa: un editore paga dai 10mila ai 35mila dollari al giorno per garantirsi clic sulla pubblicità, così da presentare agli investitori dati positivi sulle campagne e vendere banner a prezzi più elevati.

The Atlantic parla apertamente di una truffa, perché questi bot non comprano nulla, gonfiano solamente i risultati. Quando gli editori presentano i dati, utilizzano un escamotage per definire questo tipo di traffico, lo chiamato “di qualità sconosciuta”.

Ci sono però bot più sofisticati, che riescono a simulare ricerche web e uno stile di navigazione del tutto simile a quello umano, così da rendere impossibile riconoscere, da parte dei software analitici,  quali siano veri utenti e quale sia il traffico fasullo.

“È possibile creare delle policy che impediscano l’acquisto di bot – conclude l’intervistato – ma non c’è alcun incentivo a farlo”, perché il mercato pubblicitario online premia soprattutto il traffico elevato.

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