Censure e repressioni nel giornalismo digitale: il rapporto dell’Open Society (DOCUMENTO)

Negli ultimi dieci anni internet ha avuto un fortissimo impatto sull’industria mediatica, sui giornalisti e sui cittadini a livello globale grazie alla proliferazione di piattaforme ad hoc e di news per tutti e al rimescolamento di aziende e attività. Ma la digitalizzazione coincide veramente con una più ampia partecipazione, apertura e diversità di fonti disponibili e con una maggiore libertà di espressione? Prova a rispondere a questa domanda il nuovo rapporto della Open Society, fondata da George Soros, incentrato sulle attività dei media digitali in 56 Paesi, dalla Cina all’Egitto, dal Nicaragua al Montenegro.

L’indagine ‘Mapping Digital Media‘ ha interessato oltre 4,5 miliardi di persone e 16 tra le maggiori economie del pianeta, analizzando in particolare le minacce al lavoro dei reporter indipendenti dovuto a policy, norme e regolamentazioni varie che appaiono inadeguate per l’attuale contesto digitale e, nei casi peggiori, diventano repressive e censorie.

Alcuni trend generali: governi e politici sono ancora troppo influenti rispetto a regolamentazioni e operatività delle testate nazionali; in troppi mercati vigono tuttora pratiche monopoliste, corrotte o non-trasparenti; le speranze di cambiamento veicolate dal giornalismo online indipendente devono spesso destreggiarsi tra la sorveglianza e la censura di Stato; i dati reperibili a livello mondiale appaiono disomogenei, non-standardizzati e spesso proprietari anziché liberamente accessibili.

Clicca qui per scaricare il rapporto Mapping Digital Media, disponibile sotto licenza Creative Commons (pdf)

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