L’Associazione stampa romana: ‘Inaccettabili i tagli all’informazione su Radio2 e Radio3’

(AGI)  Trentasei minuti di informazione cancellati su 100 a Radio2. Dieci minuti cancellati su 50 a Radio3. Un taglio quindi del 36 e del 20% sul secondo e terzo canale radiofonico della Rai. “Un piano di ristrutturazione editoriale presentato al cdr all’insegna del prendere o lasciare. Un comportamento inaccettabile quello dell’azienda sia sul piano sostanziale sia su quello formale”. Lo sottolinea l’Associazione stampa romana in una nota, aggiungendo “la Rai deve spiegare al Paese, ai cittadini, a coloro che pagano il canone, il senso del servizio pubblico, del contratto di servizio se l’informazione riposa, va a dormire tra le 19,30 e le 6,30 sul secondo canale o tra le 18,45 e le 6,45 del terzo canale”.

Per l’Asr “l’abolizione delle edizioni serali relega il servizio pubblico a un ruolo subordinato rispetto a quell’emittenza privata di cui si rincorrono gli ascolti. Le radio private di intrattenimento per prime non rinunciano ai loro spazi informativi serali. La mancanza di corrette redazioni sindacali, di un adeguato ascolto di 220 colleghi, determina il paradosso di settori della redazione unica consegnati al nulla. L’esatto contrario del recupero di produttivita’ ribadito e sbandierato nel progetto di riforma della Rai”. La stessa edizione principale, quella della 7,30, e’ stata ridotta del 50%, passando da 20 a 10 minuti. “E’ paradossale – dice ancora l’Asr – che questo avvenga nel Giornale Radio Rai, segnalato dal direttore generale Gubitosi, come il modello sul quale parametrare la riforma del settore televisivo dell’informazione Rai. O forse e’ solo indicativo di come si voglia procedere e di quale sia l’obiettivo finale. Stampa Romana conferma il suo impegno a fianco dei colleghi del Giornale Radio, del suo Cdr e dell’Usigrai per difendere pluralismo e identita’ del giornalismo del servizio pubblico”.

La riforma del perimetro informativo “deve essere un avanzamento e un ripensamento di un prodotto all’altezza di una media company e di una utenza social, non puo’ trasformarsi – conclude l’Associazione stampa romana, che ieri ha affrontato il problema nel corso della consulta dei Cdr – nel ridimensionamento e nello smantellamento dell’informazione del servizio pubblico”. (Agi, 17 settembre 2014)

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