‘I titoli esagerati sono un’arma a doppio taglio’: lo dice Michael Driscoll del CJR

“L’arte di scrivere un titolo, di fare un accurato montaggio dei fatti, avvincente, di descrivere intelligentemente una storia in un preciso  spazio sta scomparendo da quando è iniziata l’ascesa di Twitter e Facebook”. In un suo recente articolo pubblicato sul Columbia Journalism Review, Michael Driscoll, editorialista del Wall Street Journal e del New York Daily,  spiega come da quando è sorta la possibilità di avere il “newsfeed” in tempo reale di un sito, sia contemporaneamente iniziata la corsa alla spettacolarizzazione e all’esagerazione di storie comuni, con titoli dal tono patetico per attirare ‘attenzione e click su di sè.

Le frasi iperboliche che ormai siamo abituati a leggere sui social e  su alcuni giornali,  vanno contro i principi più tradizionali (alcuni direbbero ‘obsoleti’) che le agenzie di stampa seguono con orgoglio. Come ad esempio saper tenere sotto controllo l’esagerazione e l’uso degli aggettivi, perché un giorno potrebbe essere necessario ricorrere proprio a quegli aggettivi ‘esplosivi’ perchè è successo qualcosa di davvero importante.

“Le grandi agenzie di notizie che da sempre si occupano di informazione sanno che ai lettori non piace essere indotti a leggere qualcosa, ma molti siti che aprono oggi improvvisandosi specialisti dell’informazione non hanno imparato questa regola e non hanno intenzione di farlo perchè sanno che il loro destino dipende da un clic.” spiega Driscoll.

“Certo, non tutti i cambiamenti indotti dalle tendenze online sono per il peggio. La vecchia guardia potrebbe cambiare idea riguardo la creazione di titoli pieni di parole chiave che possano aumentare il ranking sul web perchè in fondo, anche qui, c’è molto spazio per l’arte” prosegue.  Infatti i numeri mostrano come il traffico delle ricerche sul Web sia spesso attratto da una citazione sapientemente tratta da un libro o da una canzone: è un punto a favore del web, perchè la rimozione dei vincoli di spazio della pagina stampata permette la creazione di titoli che altrimenti non sarebbero possibili. E questo ai lettori piace.

Qui puoi trovare l’articolo integrale: http://www.cjr.org/the_kicker/headlines_clickbait.php?utm_content=bufferb1948&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Michael Driscoll

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