‘Anche oggi la Commissione non si riunirà, si rifletta sull’iniqua ristrutturazione’: così Antonio Scavone, membro della Vigilanza Rai

(ASCA)  ”Anche oggi la Commissione di Vigilanza Rai non si riunira’ per l’audizione del direttore generale Luigi Gubitosi a causa dei lavori d’Aula e spero si riveli un’ottima occasione per riflettere sul piano di ristrutturazione su cui non posso nascondere tante perplessita’. Come denunciato dalle redazioni del Tg1 e del Tg3, siamo di fronte a un progetto di riforma che ridurra’ il pluralismo, con la creazione di 2 newsroom (da una parte Tg1, Tg2 e Rai Parlamento, dall’altra Tg3, TgR, RaiNews, CCiss, meteo e web) . Ma non solo: ci saranno esuberi di giornalisti con conseguenti cause di lavoro, rischiando per altro di avere un’azienda sempre piu’ polarizzata e schiacciata sugli interessi della maggioranza e dell’opposizione”. Cosi’ il senatore Antonio Scavone, vicepresidente vicario del gruppo Grandi Autonomie e Liberta’ e componente della Commissione di Vigilanza Rai.

”Mi piacerebbe, infatti, sapere – spiega Scavone- se si sta adattando il modello Rai alla realta’ politica attuale: una newsroom per la maggioranza e una per l’opposizione e se quindi sara’ ancora una volta la politica a dettare le regole del cambiamento in Rai. La riforma, come gia’ detto, produrra’ un eccesso di dipendenti nelle testate esistenti, soprattutto di giornalisti graduati, ma anche di tecnici. Che ne fara’ la Rai visto che i giornalisti non possono essere retrocessi a redattori semplici ? Che succedera’ agli attuali direttori di testata e gerarchie sottoposte? Verranno tutti declassati? Quante cause di lavoro e’ pronta a gestire la Rai? Senza dimenticare gli ultimi licenziamenti in tronco, con i licenziati riportati indietro dalla magistratura con laute indennita’ per ingiusto licenziamento. Non ci vedo un gran guadagno…”.

”Infine – conclude – questa riforma richiede tempi che vanno ben oltre il mandato che scadra’ con l’approvazione del bilancio 2014. Che succede se il prossimo CdA non sara’ d’accordo con tutto questo? Allora, mi chiedo, non sarebbe meglio lasciare tutto il progetto al prossimo direttore generale? O forse, piu’ semplicemente, si sta solo cercando goffamente di creare risparmi per coprire il buco di 150 milioni del prelievo di Renzi? Forse bisognerebbe usare piu’ accortezza e tagliare davvero le criticita’ dell’azienda…ovvero gli sperperi, non certo il pluralismo”.(Asca, 17 settembre 2014)

Antonio Scavone

Antonio Scavone

 

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