Finirà la dimensione industriale e l’editoria diventerà artigianale, dice Gian Arturo Ferrari: il digitale non sarà più accessorio

Intervista di Ravennaedintorni: Il nome di Gian Arturo Ferrari nel campo dell’editoria italiana è noto a tutti. Una sorta di guru dei libri. È stato ai vertici di Mondadori, Rizzoli, Borigheri e conosce l’universo librario come pochi altri. Dal 2010 al 2014 ha presieduto il “Centro per il libro e la lettura“ del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ed è editorialista del “Corriere della Sera“. Alla biblioteca Classense giovedì 25, alle 17.30, presenterà Libro (Boringhieri), un saggio che ripercorre la storia dell’editoria dagli antichi egizi fino all’e-book.

Ferrari da dove nasce la sua passione per i libri?
«È una passione nata prestissimo. Più che per i libri proprio per l’editoria, quando facevo il liceo avevo il mito di Cesare Pavese, grande figura dell’editoria. Inizialmente lo amavo, come molti miei coetanei per via della poesia, in realtà ho poi scoperto che le poesie sono le sue opere peggiori. Pavese aveva reso mitica l’Einaudi del dopoguerra».
Come cambia il modo di rapportarsi al libro da editori come Boringhieri a giganti come Mondadori?
«È impossibile paragonare i due mondi editoriali, sarebbe come paragonare un canarino e un elefante. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti».
L’editoria oggi è un’arte o un mercato?
«Ho creduto per molto tempo che la forma dell’editoria stesse evolvendo verso una struttura industriale. Il gruppo Mondadori da questo punto di vista era il massimo. Ora però è un momento di cambiamento che credo segnerà il tramonto del modello industriale. Non so se si può parlare di arte dell’editoria. Di imbianchini ce ne sono tanti, di pittori meno. I buoni editori dovrebbero essere l’eccellenza di una forma artigianale. L’approccio industriale alla pubblicazione è alla fine, il futuro sarà degli editori artigiani».
Quali sono gli editori oggi più interessanti?

Gian Arturo Ferrari (foto Scuolalibraieum)

Gian Arturo Ferrari (foto Scuolalibraieum)

«Non voglio fare nomi, ma posso dire che nessuno ha assunto la forma stabile che sarà quella della nuova editoria. Gli editori non tengono conto del digitale in maniera seria. Hanno tutti mantenuto i libri tradizionali facendone edizioni elettroniche. I nuovi editori, se ancora così si chiameranno, partiranno dal mondo digitale o almeno da un ibrido tra digitale e carta, non come accessorio, ma come impresa effettiva».
Nel suo libro parla di “ideologia dell’e-book”…
«Internet è un modo di comunicazione ideologico. È più democratico e aperto a tutti senza distinzioni gerarchiche nette. In editoria c’è un editore e un lettore. In internet sono tutti lettori e editori. È utopico, ma anche in senso negativo, perché trascura il libro vero e proprio. Il libro non è qualcosa che cresce spontaneamente come un fungo, ma necessita della capacità non solo dell’autore, ma anche dell’editore come mediatore tra chi scrive e chi fruisce».

Gian Arturo Ferrari
Gian Arturo Ferrari
Il self publishing quindi è un pericolo?
«Ognuno libero per carità. È una modalità in più che può essere anche molto dignitosa nel modo di rapportarsi col pubblico, ma non esiste un automatismo per cui se tutti pubblicano i libri dall’altra parte tutti i libri piacciono al lettore. Il lavoro dell’editore dovrebbe garantire la qualità».
Legge sul kindle?
«Certo. Alcuni libri li compro direttamente su kindle, anche classici. È di una comodità estrema. Tutti i libri che non sono più coperti dai diritti d’autore si possono scaricare gratuitamente o acquistare con uno o due euro. In più non pesano».
Che libro sta leggendo sul kindle?
«Stavo per scaricarmi il romanzo di Giorgio Fontana che ha vinto il Campiello, ho voglia di leggerlo, ma non vedo la necessità di uscire per comprarlo di carta».
Per quali libri preferisce ancora la carta?
«Sono un uomo di cultura classica. Amo greci e latini per intenderci. Stavo leggendo un saggio della Yourcenar che parlava della storia augusta. Credevo di averlo, ma ho controllato nella libreria e non c’era, allora l’ho comprata su Amazon: tre volumi mandati con il corriere dall’Inghilterra. In quattro giorni sono arrivati».
Emerge un dato preoccupante se neanche lei va più in libreria…
«Vado anche lì, ma non credo sia un luogo sacro. La lettura non è una religione che richiede un culto in un luogo come si va in chiesa per pregare. L’importante è leggere, se i libri li compri in libreria, te li fai inviare o li scarichi da internet non cambia nulla».
La nascita degli e-book è stata paragonato all’invenzione della stampa a caratteri mobili, è d’accordo?
«Ci sono sicuramente delle analogie. Entrambe sono il cambio del supporto fisico su cui si legge. Nella storia del libro si è cambiato molte volte il supporto: c’è stato il passaggio dalla pergamena al libro scritto, poi nel ‘800 la creazione del libro industriale e nel ‘900 la trasformazione del libro rilegato al formato pocket. Cambiato la forma del libro di pari passo cambiava anche il concetto di cosa è un libro. Ora questo sta accadendo di nuovo, ma c’è una differenza sostanziale. Mentre stampa caratteri mobili fu inventata per il libro, e poi fu usata anche per giornali, eccetera. In questo caso libro è solo la piccola parte di un grande cambiamento digitale che non è stato pensato appositamente per il libro. Questo pone un problema nuovo: che forma assumeranno i libri digitali? È un problema interessante, ma che ancora è senza risposta».

http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/43588/l-editoria-diventera-artigianale–e-le-librerie-non-sono-un-luogo-sacro.html

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