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Intercettazioni: istruzioni per l’uso. Ecco cosa ne pensano 19 direttori delle maggiori testate italiane

E’ legittimo, ragionevole e difendibile l’utilizzo delle intercettazioni da parte degli organi di informazione? Esiste un limite da rispettare? E se sì, dove deve essere tracciato? Nel nuovo numero di ‘Prima Comunicazione’, in edicola da domani 25 settembre a Milano e da venerdì 26 a Roma e nel resto d’Italia, diciannove direttori delle maggiori testate giornalistiche italiane commentano e ragionano sulla proposta di riforma sull’argomento scottante dopo che il premier Matteo Renzi a fine agosto aveva lanciato un appello diretto proprio a loro per “capire che cosa è giusto fare”.

Esprimono la loro opinione, tra gli altri, Mario Orfeo del Tg1 (“deve finire la pubblicazione ‘selvaggia’”), Ezio Mauro di Repubblica (che ricorda la proposta di Giuseppe D’Avanzo di un’udienza-stralcio davanti a un giudice terzo), Antonio Padellaro del Fatto Quotidiano (“non modificare la legge sulle intercettazioni se non per renderla più efficace”), Ferruccio de Bortoli del Corriere della Sera (“non cambierei nulla per quel che riguarda i giornalisti”), che insieme agli altri (Mario Calabresi, Pierangela Fiorani, Virman Cusenza, Paolo Madron, Enrico Mentana, Anthony Muroni, Giancarlo Mazzucca, Flavia Perina, Alessandro Sallusti, Marcello Masi, Stefano Menichini, Giovanni Morandi, Giovanni Maria Bellu, Mauro Tedeschini e Maurizio Belpietro) entrano nel vivo di uno dei temi che maggiormente hanno acceso il dibattito tra i protagonisti dell’informazione e della politica italiana.

Il ministro della giustizia Andrea Orlando insieme al premier Matteo Renzi (foto Olycom) [1]

Il ministro della giustizia Andrea Orlando insieme al premier Matteo Renzi (foto Olycom)