LinkedIn arriva in Cina: ‘Si’ ai compromessi sulla libertà di espressione

(TMNews)  “LinkedIn ha trovato un modo per essere presente” sul mercato cinese: “essere disposto al compromesso sulla libertà d’espressione, spina dorsale della sua esistenza su internet in Occidente”. Lo afferma il New York Times, secondo cui il social network “fornisce un modello, e forse un ammonimento, alla Silicon Valley mentre tenta di incrinare il vasto mercato cinese”.

Il quotidiano sottolinea che “altre aziende di tecnologia americane guardano con enorme interesse, chiedendosi se LinkedIn troverà un equilibrio tra la libertà di espressione e la legge cinese”. Quattro milioni di cinesi si sono iscritti, ma il sito vuole attirarne di più e a febbraio ha creato la versione in lingua cinese. Secondo il quotidiano, “sembra avere la tacita approvazione del governo” di Pechino: funziona senza i blocchi imposti ad altri servizi come Instagram e Yahoo. Questo perché “ha ceduto il 7% delle sue operazioni locali a due grandi società di venture capital cinesi con buone connessioni”.

In Cina, LinkedIn censura contenuti che Pechino considera politicamente sensibili, con filtri automatici e controllo di persone. Non fornisce inoltre strumenti come la possibilità di creare o aderire a gruppi e pubblicare lunghi contenuti.
“Mentre sosteniamo con forza la libertà di espressione, sapevamo […] che avremmo dovuto rispettare le richieste del governo cinese […] quindi la decisione di operare in Cina è stata molto soppesata”, ha dichiarato Hani Durzy, portavoce di LinkedIn.
Secondo gli analisti, tuttavia, ciò comporta rischi per la reputazione del social network e per la sua crescita: “Troppa censura potrebbe far fuggire gli utenti”. (TmNews, 6 ottobre 2014)

Jeff, Weiner, ceo LinkedIn

Jeff Weiner, ceo LinkedIn

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