Cambiamo le regole per diventare giornalisti: la proposta di Severgnini

Esistono tre nuove forme di praticantato giornalistico che meritano di essere riconosciute: l’impresa giornalistica, il praticantato individuale e l’esperienza all’estero. A scriverlo oggi sul Corriere della Sera nella sua rubrica ‘Italians’ è Beppe Severgnini, secondo il quale con le regole attuali i ragazzi non riescono a diventare professionisti e per questo è necessario rivederle. “I giornali in crisi, e alle prese con Internet, hanno chiuso le porte”, scrive. “Se il nostro ordine professionale saprà adattarsi ai tempi, sopravviverà. Altrimenti, scomparirà. E nessuno lo rimpiangerà. Certamente non i ragazzi di oggi, nostri colleghi di domani”.

Ecco nel dettaglio le tre forme di praticantato che, secondo il giornalista, meritano di essere riconosciute:

1. L’impresa giornalistica. Un gruppo di ragazzi si mette insieme e crea un prodotto professionale (un esempio? «Good Morning Italia», la miglior rassegna stampa quotidiana in circolazione, appena passata con successo a pagamento).

2. Il praticantato individuale. Un giornalista professionista assume un laureato e ne cura la formazione. Lezioni private invece di lezioni collettive. Che differenza fa?

3. L’esperienza all’estero. Aver studiato giornalismo a Columbia (New York) o a City University (Londra)? Non vale. Lavorare per testate prestigiose? Non serve. All’inaugurazione del biennio Tobagi ha partecipato Ferdinando Giugliano. Napoletano, 29 anni, PhD a Oxford, oggi coordina la rete dei corrispondenti esteri economici del Financial Times . Per l’Ordine dei Giornalisti, neppure questo conta.

Beppe Severgnini (foto Olycom)

Beppe Severgnini (foto Olycom)

 

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