‘E’ il momento di riprenderci la nostra testata’. Norma Rangeri: entro fine anno i liquidatori metteranno Il Manifesto all’asta

L’editoriale di Norma Rangeri, direttore del Manifesto: E’ il momento di riprenderci la nostra testata. 
In questa crisi sempre più nera, nell’asfissiante conformismo dell’informazione, per un milione di ragioni (e di euro) lanciamo la nostra campagna più difficile. Dobbiamo, vogliamo ri-diventare «padroni di noi stessi». Entro la fine dell’anno i liquidatori metteranno all’asta la testata «il manifesto». C’è il rischio che finisca in altre mani. Perciò ci serve davvero l’aiuto di tutte e tutti.

Per noi che lo abbiamo curato, difeso, inven­tato per oltre quarant’anni non è mai stato solo un posto di lavoro, rap­pre­senta un luogo dell’anima, nel quale met­tiamo testa e cuore ogni giorno per col­ti­vare idee, pro­getti, e, oggi, anche per rea­liz­zare un obiet­tivo che per­se­guiamo da anni.

Per con­cre­tiz­zarlo, per dare corpo a que­sta spe­ranza, adesso dob­biamo com­piere un salto con l’asta, spin­gere il nostro gior­nale oltre l’ostacolo, il più grande della nostra sto­ria: l’acquisto della testata. Ma per rea­liz­zare que­sta nuova, grande impresa abbiamo biso­gno di una spinta col­letiva.

Norma Rangeri (foto Youtube)

Norma Rangeri (foto Youtube)

I liqui­da­tori la met­te­ranno all’asta entro la fine del 2014, come ultimo atto, final­mente, di una vicenda ini­ziata ormai due anni fa quando le dif­fi­coltà eco­no­mi­che por­ta­rono il col­let­tivo alla deci­sione di liqui­dare la vec­chia coo­pe­ra­tiva per ten­tare di dare vita a un nuovo inizio.

Per noi è stata una duris­sima sfida, che abbiamo affron­tato con deter­mi­na­zione e con­vin­zione. Supe­rando dolo­rose divi­sioni poli­ti­che, vin­cendo spinte con­tra­stanti, riu­scendo, e lo pos­siamo dire con un piz­zico di orgo­glio, a rico­struire un gruppo di lavoro in grado di garan­tire al mani­fe­sto iden­tità, ven­dite, lavoro. Con tutti gli alti e bassi di un’avventura senza rete. Non è poco in una fase di crisi pro­fonda nella poli­tica, nella società, nel lavoro, nell’informazione.

Que­sta espe­rienza, con le sue debo­lezze, i suoi limiti, i suoi inciampi, que­sta nostra peri­gliosa navi­ga­zione che ha dovuto aggi­rare sco­gli e affron­tare mari bur­ra­scosi, è giunta al suo ultimo, deci­sivo giro di boa.

Dob­biamo, vogliamo for­te­mente diven­tare «padroni» (parola che sta­volta pos­siamo usare), di noi stessi. E quindi della testata che dal 28 aprile 1971 man­diamo ogni giorno, tranne il lunedì, in edicola.

Padroni di noi stessi per­ché non c’è chi più di noi possa recla­marne il diritto di esserlo. Per­ché in tutti que­sti anni abbiamo impa­rato che l’indipendenza è stata ed è la grande forza del mani­fe­sto.

Non abbiamo un edi­tore, né un socio finan­zia­tore, nes­suno che ci dica quello che dob­biamo fare o non fare. A volte, nei momenti più dif­fi­cili, farebbe comodo avere un edi­tore dalle spalle forti. Ma si tratta di un pen­siero fugace, per­ché non si può cam­biare la natura di que­sta par­ti­co­lare voce della sini­stra, per­ché un edi­tore unico sna­tu­re­rebbe la sto­ria del giornale.

Ed è pro­prio l’esito che vor­remmo scon­giu­rare: evi­tare che il mani­fe­sto fini­sca in altre mani.

Que­sto com­pito non può essere affron­tato e garan­tito solo dal col­let­tivo. Per­ciò abbiamo biso­gno di una forte mobi­li­ta­zione di tutti voi. La «par­tita» va chiusa entro Natale. E noi dob­biamo gio­carla e vincerla.

Pos­siamo farlo sol­tanto insieme: noi e voi, voi e noi.

Per riuscirci è importante ritrovare una risorsa, un valore che la sinistra sembra avere smarrito: la solidarietà.
Che in que­sto caso signi­fica capa­cità di donare anche poco, facen­dolo però in tanti, tan­tis­simi, per otte­nere un bene­fi­cio comune.
**ESEC_Campagna2015_(320×455)_2
La crisi divide, isola, spinge cia­scuno ad affron­tare le dif­fi­coltà della vita individualmente.

Gli ope­rai soli davanti alla fab­brica, gli anziani con la loro scarsa pen­sione, le donne costrette a tor­nare a casa, i ragazzi a cui manca un futuro, i pre­cari che non hanno garan­zie, gli intel­let­tuali senza idea­lità, gli impie­gati con lavori alienanti.

Eppure in que­sta vasta soli­tu­dine che ci cir­conda, ogni tanto si accende una luce che illu­mina, come abbiamo visto con la mani­fe­sta­zione del 25 otto­bre: se stiamo insieme, se siamo uniti, si può cam­biare, si può vincere.

Noi del mani­fe­sto viviamo da sem­pre un’esistenza povera di mezzi. Eppure, nono­stante tutto, com­pen­siamo le dif­fi­coltà di un’impresa poli­tico edi­to­riale con la soli­da­rietà. La nostra, che si con­cre­tizza quo­ti­dia­na­mente rea­liz­zando il gior­nale. La vostra, che acqui­stando e soste­nendo il mani­fe­sto ci inco­rag­giate a continuare.

È un esem­pio vir­tuoso di mutuo soc­corso, è un modo di essere sini­stra facendo cam­mi­nare le idee (di auto­no­mia, di indi­pen­denza) nella pratica.

Se fos­simo mili­tanti di un par­tito o iscritti a un’associazione ci rim­boc­che­remmo le mani­che anche per andare nei quar­tieri a costruire pezzi di wel­fare, per aiu­tare chi non ce la fa con azioni con­crete (rac­colte di fondi, coin­vol­gi­mento delle persone).

Del resto se è vero che ci stanno spin­gendo verso rap­porti di lavoro otto­cen­te­schi, sarebbe utile recu­pe­rare pro­prio quelle forme di mutuo soc­corso alla base della nascita del movi­mento ope­raio. D’altra parte ne abbiamo un esem­pio con­creto e recente. Infatti pro­prio così hanno com­bat­tuto la loro bat­ta­glia le donne e gli uomini del movi­mento di Tsi­pras diven­tando pesci nell’acqua del popolo greco, fino a essere oggi il par­tito che punta al governo del paese.

Ecco: la sini­stra, oltre che stu­diare come uscire dall’angolo in cui il neo­li­be­ri­smo l’ha rele­gata, dovrebbe anche comin­ciare a fare quello che pre­dica. Come soste­neva Luigi Pin­tor, non ci può essere sepa­ra­zione tra quello che si pensa e quello che si dice, tra quello che si dice e quello che si fa.
siamo diversi perche siamo tutti uguali
Per noi del mani­fe­sto essere ogni giorno in via Bar­goni — dove è la nostra sede a Roma — signi­fica anche dare voce a chi non ce l’ha, signi­fica fare una diversa infor­ma­zione e comu­ni­ca­zione, per ten­tare di unire chi il potere vuole iso­lare, sepa­rare, ammu­to­lire, per­sino umiliare.

«Siamo diversi per­ché siamo tutti uguali» recita uno degli slo­gan della nostra cam­pa­gna di pro­mo­zione per l’acquisto della testata.

Vuol dire una cosa molto sem­plice: qui le idee sono ben­ve­nute, per­ché vogliamo una sini­stra plu­rale, ricca di dif­fe­renze eppure fedele a un solido prin­ci­pio: l’uguaglianza. Che, nel caso nostro, cer­chiamo di pra­ti­care com­pen­sando le dif­fe­renze di ruoli e di respon­sa­bi­lità con la parità delle retribuzioni.

Ebbene se si dovesse dare retta all’attuale pre­si­dente del con­si­glio, un gior­nale che difende i più deboli social­mente, che com­batte con­tro Jobs Act e riforme mag­gio­ri­ta­rie, che si impe­gna per i diritti sociali e civili di tutti, sarebbe un ferro vec­chio da rot­ta­mare. E allora, care let­trici e cari let­tori, sta anche a voi smentirlo.

Aiu­tan­doci a ripren­derci il nostromani­fe­sto.

Il salto con l’asta è alto, per­ché deve arri­vare ad almeno un milione di euro. Al momento in più di tre­di­ci­mila ogni giorno andate in edi­cola e on line per acqui­stare il gior­nale e in ses­san­ta­mila ci leg­gete. Fate voi i conti di quanto cia­scuno dovrebbe donare per rag­giun­gere l’obiettivo.

Noi li abbiamo già fatti: con una media di venti euro a testa pos­siamo farcela.

E chissà: forse sotto l’albero del pros­simo Natale potrebbe esserci un grande, bel regalo per tutti.

http://ilmanifesto.info/e-il-momento-di-riprenderci-la-nostra-testata/

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Repubblica: candidati al Cdr scelti il 5 giugno, eletti entro il 15

Repubblica: candidati al Cdr scelti il 5 giugno, eletti entro il 15

Trump vara la stretta sui social: sono monopoli; con interventi sui post assumono posizioni editoriali

Trump vara la stretta sui social: sono monopoli; con interventi sui post assumono posizioni editoriali

De Benedetti presenta ‘Domani’: liberale e democratico. Feltri: indipendente, non neutrale. In arrivo una Fondazione

De Benedetti presenta ‘Domani’: liberale e democratico. Feltri: indipendente, non neutrale. In arrivo una Fondazione