L’Italia vista da un bambino: Unicef celebra con il film ‘Sarà un Paese’ il 25° della Convenzione sui diritti dell’Infanzia

(ANSA) Un viaggio in Italia da parte di un ragazzino alla ricerca del senso di una nazione disastrata, ma che cerca comunque riscatto. È ‘Sarà un Paese’, opera prima di Nicola Campiotti tra documentario e finzione che racconta di inquinamento, lavoro, costituzione. Riconosciuto di Interesse Culturale nazionale dal MiBAC, il film, in sala dal 20 in 30 copie con Distribuzione Indipendente, è sostenuto da UNICEF Italia, che lo ha scelto per celebrare il 25° della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, approvata dall’ONU il 20 novembre 1989. Il film, inoltre, rientra nelle proposte AGISCUOLA per l’anno 2014-2015, ed è stato inserito da LIBERA. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie nel concorso nazionale Regoliamoci!. Nel film, il percorso di formazione dal ragazzino Elia che parte dal Mito, attraversa la realtà e sfocia nell’immaginazione. Tra i temi affrontati il diritto al lavoro, l’amore per la terra, il paesaggio e l’ambiente che ci ospita, il diritto di cittadinanza, il senso del limite, il valore del coraggio e il rispetto delle regole, l’apertura alla conoscenza e all’incontro di culture e credenze diverse, la Costituzione della Repubblica, gli esempi di Buon Governo. ”Questo mondo visto con gli occhi di un bambino è una cosa che dà speranza – dice la vicepresidente Unicef Silvana Calaprice -. Il nostro problema casomai è un altro: è il fatto che gli adulti non sentono, non hanno capacità d’ascolto. In questo secolo per quanto riguarda i diritti all’infanzia sono state fatte tante cose: il bambino è un soggetto di diritto e non un ‘minore’ un termine che odio”. ”Sono ottimista rispetto al mio Paese – dice invece il regista oggi a Roma -. Finché ci sono persone che fanno bene c’è speranza. Qualcuno ha detto che questo film è buonista, ma non è vero. Allora anche la Costituzione Italiana lo è”. Per quanto riguarda la figura mitologica di Europa che più volte compare nel film, spiega Campiotti:”bisogna mettersi sulle sue tracce perchè li ci sono le nostre origini”. (ANSA, 12 novembre 2014)

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