L’Italia è sempre in coda nella banda larga ma sta recuperando: lo dice uno studio dell’I-com

L’Italia è sempre in fondo alla classifica europea per diffusione della banda larga ma sta facendo passi avanti e forse in qualche anno riuscirà a recuperare il tempo perduto.
La conferma arriva dall’I-Com Broadband Index (Ibi), l’indice dello sviluppo della banda larga in Europa elaborata dall’Istituto per la competitività guidato dall’economista Stefano da Empoli.

Stefano da Empoli, presidente dell’I-com, Istituto per la competitività


La ricerca è stata presentata il 19 novembre a Roma nell’ambito del convegno ‘Banda larga e tv, l’unione fa la forza?’ organizzato dall’I-com e a cui hanno partecipato gli operatori del mercato delle telecomunicazioni e delle tv e rappresentanti delle istituzioni.
I primi tre posti nella classifica dell’I-com sono occupati da Svezia, Finlandia e Olanda, che si distinguono in particolare per velocità delle connessioni e penetrazione della banda larga mobile.
Molto dinamici anche i 15 Paesi successivi: dalla Germania all’Ungheria, passando per Spagna, Francia e Austria, è in atto un fenomeno di grande slancio verso l’innovazione delle infrastrutture e dei servizi.
L’Italia, pur rimanendo ancorata alla coda della classifica (in terz’ultima posizione, prima di Grecia e Cipro), registra un forte progresso rispetto al 2012, passando da un valore Ibi di 42,4 al 49,1 del 2013. Alla base di questo miglioramento è la crescita del numero di abitazioni connesse alla broadband, passate dal 55% del 2012 al 68% del 2013.
Quella italiana è stata la performance migliore a livello europeo. Tra le regioni, l’Emilia Romagna ha la percentuale più alta di abitazioni connesse alla broadband (il 75%), seguita dalla Provincia di Bolzano e dal Veneto (74%) e dall’Umbria (73%).
Nel corso del convegno romano sono state anche approfondite le dinamiche di un mercato nuovo, quello delle tv connesse a Internet. In Italia, malgrado la crisi, ne sono state vendute 1,2 milioni nel 2013. Il punto però è che i consumatori comprano la tecnologia ma non la usano: solo l’8% degli apparecchi viene effettivamente usato per fruire di contenuti online.

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