I 100 anni di New Republic: non più liberal, non più rivista

(ANSA) Cento anni di battibecchi all’ombra dei palazzi di Washington: “The New Republic”, che per anni è stata la rivista “di rigore” nelle mazzette di Casa Bianca e Capitol Hill, compie il suo primo secolo di vita con un nuovo amministratore delegato al timone e un banchetto in smoking con l’ex presidente Bill Clinton, la giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg e il jazzista Wynton Marsalis a cui è stato affidato l’intrattenimento musicale dei 400 e passa ospiti vip. Una festa che ai sopravvissuti di un altro ordine mondiale ha richiamato alla memoria un altro party, 30 anni fa, quando il congressman democratico gay Barney Frank e il senatore e candidato alla nomination democratica Gary Hart brindarono con Henry Kissinger che poi si lamentò, “traumatizzato”, per “esser stato fotografato con tanti sinistrorsi”. I tempi da allora sono cambiati: in peggio, secondo Franklin Foer, il 40enne direttore della rivista e fratello dello scrittore Jonathan Safer Foer: “Rispetto ad allora è stato un capitombolo”. Ma come Washington anche a “The New Republic” è cambiato il cast. Sotto Chris Hughes, il miliardario di Facebook che nel 2012 ha comprato la rivista da un consorzio che includeva il proprietario dei precedenti 30 anni Martin Peretz, il bisettimanale ha raddoppiato lo staff, ridisegnato l’edizione a stampa e ampliato i contenuti per renderlo meno “Washington-centrico”. Una svolta che ha portato a un aumento del traffico web con oltre 4 milioni di click esclusivi al mese. Altri cambiamenti sono in arrivo: Hughes ha assunto Guy Vidra, 40enne executive di Yahoo News, nel ruolo di primo amministratore delegato. Una scelta che ha portato illazioni su un restyling non solo formale di una rivista celebre per il suo approccio da bastian contrario alla politica dei palazzi e che l’anno scorso, nella prima lettera di Hughes come editore aveva eliminato ogni riferimento a “liberal” o a “liberalismo” nel presentare il nuovo approccio del magazine alle notizie. Oggi Hughes è sembrato pronto a mandare alle ortiche anche il concetto di “rivista”: “Valeva 20 anni fa”, ha detto l’ex Facebook in una intervista al New York Times: “Oggi non lo chiamano più magazine. Siamo una società di media digitali”. (ANSA, 19 novembre 2014)

Guy Vidra (foto Mediawiredaily.com)

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