Google nel mirino, l’Europarlamento chiede il break-up

(ANSA) Tensione tra Bruxelles e Washington per quella che negli Usa viene considerata l’apertura di una offensiva europea (e soprattutto tedesca) contro il monopolio americano nel digitale in generale, ma che ha nel mirino Google. Tanto che è partita una controffensiva mediatica e politica, che coinvolge anche il Congresso. Al centro, una risoluzione del Parlamento europeo che si dibatte in serata e che andrà al voto domani, sulla quale però c’è accordo tra popolari e socialisti e parte dei liberali. Chiede alla Commissione di accelerare sul mercato unico digitale (che il nuovo esecutivo Ue già considera settore “con un potenziale enorme per la crescita”), sollecita “una ulteriore inchiesta sulle attività dei motori di ricerca”, ma soprattutto – senza nominarlo – punta al ‘break up’ delle attività di Google come motore di ricerca da quelle della galassia dei suoi servizi commerciali. Un altro colpo in arrivo viene dai garanti della privacy Ue che hanno esteso a tutti i domini, quelli anche quelli .com, l’obbligo di rispettare il ‘diritto all’oblio’ che in un primo tempo Google aveva applicato solo ai domini europei. In una rara azione congiunta, ieri i leader democratico e repubblicano nelle commissioni competenti a Senato e Camera hanno scritto una lettera lamentando l’avvio di “proposte che sembrano mirare alle compagnie tecnologiche Usa” e sollevano dubbi “sull’impegno europeo verso l’apertura dei mercati”. Oggi l’ambasciata americana presso la Ue esprime “preoccupazione” ed il timore che la tutela della concorrenza europea sia “politicizzata”. La nuova responsabile europea, la liberale danese Margarethe Vestager, ha già assicurato che esaminerà il dossier e non si farà influenzare da nessuno, ma non basta a placare i sospetti americani. Il testo parlamentare è non vincolante, ma indica alla Commissione una linea di azione politica. Vi si parla tra l’altro di revisione del meccanismo di copyright, sollecita investimenti per le infrastrutture, chiede avanzamenti della ‘data protection’ europea nella direzione indicata dall’ex vicepresidente della Commissione Viviane Reding. Ma il punto che allarma Mountain View è la richiesta, contenuta in tre paragrafi, di ‘break-up’ delle attività di Google. L’ex Commissario alla Concorrenza, Joaquin Almunia, a partire dal 2010 ha già chiesto per tre volte ritocchi a Google per attenuare la posizione dominante. Che però è determinata dal mercato: è il motore di ricerca preferito dal 90% degli utenti europei. Il problema è il sospetto che il potente algoritmo di Google favorisca i suoi stessi servizi commerciali, distorcendo la concorrenza. Ad insospettire i media ed i politici Usa è il fatto che a presentare la risoluzione sia stato il tedesco Andreas Schwab, coordinatore del Ppe nella Commissione Mercato Interno e Concorrenza del Parlamento e che, oltre ad essere del partito della Merkel e anche considerato vicino agli interessi del gruppo Axel Springel, gigante dei media tedeschi. E mentre il capogruppo dei liberal-democratici, Guy Verhofstadt, critica la proposta Ppe-S&D come “un modo per ritardare l’avvio del mercato unico digitale”. Da parte socialista l’attacco è frontale. “Segnaliamo l’esistenza di un problema ed è opportuno” dice all’ANSA Sergio Cofferati, che poi osserva: “E’ singolare che proprio dagli Usa, che vogliono la concorrenza sempre e comunque, vengano resistenze quando la si vuole garantire al di fuori dei loro confini. Se questo è il loro approccio al tema, nel Ttip c’è da aspettarsi di tutto ed anche per questo sarebbe opportuno fermarsi”. (ANSA, 26 novembre 2014)

Margrethe Vestager (Peoplecheck.de)

Margrethe Vestager (Peoplecheck.de)

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