La Federazione dei cinema d’essai: il nostro pubblico è fondamentale per il successo dei film

“L’eccellente risultato de Il giovane favoloso, che proprio ieri ha superato il milione di spettatori, dimostra ancora una volta l’importanza del pubblico d’essai nel decretare il successo o l’insuccesso dei film”. E’ quanto dichiara Domenico Dinoia, presidente Fice, la federazione dei cinema d’essai,in merito al risultato del film di Mario Martone, nelle sale dal 16 ottobre. “Oltre a Il giovane favoloso infatti, – aggiunge Dinoia – anche opere come il documentario Il sale della terra di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, Anime nere di Munzi, I nostri ragazzi di De Matteo e Torneranno i prati di Olmi hanno mostrato di reggere il confronto in sala con commedie, blockbuster e campioni d’incassi”.

Domenico Dinoia, presidente Fice, la federazione dei cinema d’essai

Domenico Dinoia, presidente Fice, la federazione dei cinema d’essai

“Eppure – sottolinea Dinoia nel comunicato stampa – continuiamo a operare in un settore a dir poco bizzarro, dove manca ancora la capacità di pianificare una stagione di cinema spalmata su 12 mesi, tanto che nell’estate 2014 la Fice ha dovuto ‘adottare’ un pugno di titoli di qualità per smuovere acque troppo ferme”.

“Adesso, finalmente, la stagione è entrata nel vivo. Tuttavia, il pubblico rischia l’overdose di film, anche d’essai, in concorrenza tra loro”. Un problema, secondo il presidente Fice, che non riguarda soltanto i film italiani. “Anche da oltreoceano assistiamo a fenomeni curiosi: troppi film che da noi avrebbero qualche chance sono infatti relegati alla cosiddetta ‘uscita tecnica’, poche copie di sera in pochi multiplex, perché in patria sono andati male o perché ‘non c’è budget’ per la promozione”.

“Sullo scenario – aggiunge Dinoia – ha inciso anche la lunga interruzione forzata delle attività delle commissioni consultive ministeriali, che adesso stanno bene operando, con conseguenti ritardi e incertezze sulle programmazioni d’essai e sulla pianificazione di attività promozionali che si avvalgono del sostegno pubblico. Sostegno sempre più indirizzato al settore della produzione, mentre necessariamente deve rivolgersi anche all’esercizio, già in sofferenza per l’investimento necessario alla digitalizzazione”.

“Sembra insomma – conclude il presidente della Fice – mancare una visione strategica della nostra attività, in una parola il senso di un futuro che, oltre alle nuove, necessarie piattaforme tecnologiche, non potrà prescindere da un mercato sala rinnovato, competitivo, diversificato, aperto a nuovi linguaggi e nuovi talenti. Il 2015 deve essere l’anno della svolta e del rilancio delle strutture cinematografiche, a partire dalle sale d’essai e del cinema d’autore”.

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