Nella rete di Vittorio – Gli editori rischiano la fine degli assemblatori di smartphone

Stavo leggendo un blog di tecnologia, Stratechery di Ben Thompson (stratechery.com), quando mi sono imbattuto nella chart che riproduciamo qui sotto. Nel post, l’autore avanza una teoria interessante sul futuro dei media, cioè che i media stiano facendo la stessa fine della produzione di hardware tecnologico. Oggi, infatti, se prendiamo ad esempio la produzione degli smartphone, vediamo a sinistra (per stare con la chart) chi produce le eccellenze dei singoli componenti come la fotocamera, la memoria, la batteria, gli schermi tattili, eccetera. In quest’area del processo produttivo, piccole e agili aziende ricercano e producono l’eccellenza in competizione tra loro con un grado di specializzazione altissimo e un valore aggiunto scientifico impressionante. Dall’altra parte della chart c’è chi possiede il marchio, disegna il prodotto e le strategie per portarlo sul mercato, conoscendo e sfruttando in tutti i modi il rapporto con i clienti finali. Nel mezzo, con margini che si assottigliano e volumi che crescono, ci sono gli assemblatori. Gli impianti colossali cinesi che mettono insieme i pezzi di altri, su disegno di altri, il cui margine è eroso dalla competizione e dalla crescente disintermediazione con le due ali del mercato; è il settore dove non ci sono barriere competitive, conta solo il prezzo. Il valore, in sostanza, lascia il mezzo e si sposta ai lati. Ed è come dire che lascia i media e si sposta verso chi produce i contenuti o le audience.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 455 – Novembre 2014

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