Per Rai Uno in pole position c’è Simona Ercolani, creatrice di ‘Sfide’ e di altri format. Il Messaggero: verso l’unificazione dei vari telegiornali in due newsroom o addirittura in una soltanto

Il Messaggero 04/10/2015 – Si muove o non si muove la Rai che deve essere rivoluzionata ma molti – abituati alla palude Italia – faticano a vedere la scossa da loro tanto sperata quanto è temuta dall’eterno conservatorismo nazionale? Se in apparenza tutto sembra tacere, nella realtà la scossa polemica ultra-renziana contro RaiTre e contro Telekabul, firmata Anzaldi cavallo solitario me neanche tanto, qualche movimento lo sta provocando o almeno lo sta assecondando.

Simona Ercolani (foto Ecomy)

Simona Ercolani (foto Ecomy)

Perchè non è del tutto vero che Antonio Campo Dall’Orto aspetta, per segnare i primi colpi, la riforma generale della Rai e i pieni poteri che tramite questa gli verranno attribuiti. Trasformandolo da direttore generale a amministratore delegato che può infischiarsi, o quasi, del Cda. Le prime nomine potrebbero arrivare in anticipo rispetto all’approvazione della legge, che va in aula a Montecitorio il 19 ottobre, e rispetto al piano editoriale che Campo Dall’Orto – soprannominato CDO – presenterà ad aprile e segnerà il vero inizio della nuova epoca Rai. La Rai4 che il dg ha portato sul digitale, dopo la rottura tra Mediaset e Sky, avrà presto un nuovo direttore. Ma il boccone grosso è Rai1. In pole position per questa direzione cruciale c’è Simona Ercolani. La creatrice di «Sfide» e la produttrice di molti format per tutte le reti. La Ercolani era tra i papabili per la presidenza della Rai, prima che spuntasse la candidatura Maggioni, e sembra ora destinata – quando sarà e potrebbe non essere tardi – alla poltronissima della rete ammiraglia, come si diceva un tempo. Una complicazione però, per la sua ascesa, è rappresentata dal fatto che le sue società sono partecipate da Lucio Presta, il manager dei divi che vanno per la maggiore, e dunque si aprirebbe un conflitto d’interesse. Se i talk show tanto criticati e surclassati da «Rambo» vanno avanti come se niente fosse e se un graffio evidente sui contenuti e sulla programmazione il dg non lo ha ancora dato, qualche nomina di dirigenti di fascia media già approntata da Gubitosi è stata bloccata. Così come i due vice-direttori generali in pectore Giancarlo Leone e Luigi De Siervo – sono rimasti in stand by. La rivoluzione non è ancora partita, insomma, ma neppure vige la stasi tra Viale Mazzini e Saxa Rubra. Nella cittadella dell’informazione, l’accorpamento delle sale montaggio dei vari tiggì – non va dimenticato che ognuno di questi ha mandato il proprio inviato al seguito di Renzi a New York e ognuno ha fatto il proprio pezzo identico a quello del collega con grande spreco di energie e di soldi per l’azienda che non dovrebbe ripetersi per la trasferta del premier in Sudamerica a fine ottobre – procede a cura di Nino Rizzo Nervo e dovrebbe preludere all’unificazione dei vari telegiornali in due newsroom o addirittura in una soltanto, come auspica da tempo la presidente Monica Maggioni. Che questa innovazione preceda il varo della riforma generale della Rai è quasi impossibile, e comunque già nel prossimo Cda alla metà del mese il tema delle newsroom sarà sul piatto. Non certo per parlare di nomine, naturalmente, perchè quelle verranno dopo ed è facile immaginare – basti come antipasto la vicenda Bianca Berlinguer – gli sconquassi che provocheranno. Sia a livello di sottopotere, quello che i membri del Cda e i partiti loro emissari non vogliono perdere, sia a livello sindacale e di appetiti di carriera. Per affondare la mano in questa palude, CDO dovrà avere le spalle larghe e solo la riforma parlamentare che lo rende plenipotenziario gliele potrà allargare. Per esempio: non sarà facile reggere l’urto e l’inferno che si scatenerà quando verrà scelto uno e uno solo per l’unica e una soltanto testata giornalistica che resterà in piedi. Andrà a un professionista vicino al governo e tutti gli altri mondi politici e culturali si ribelleranno? Non probabile: sicuro! E se le newsroom saranno due – ma l’opzione vincente al momento pare essere quella della problematicissima unicità – a chi andrà la seconda? All’opposizione? Ma a quale opposizione: quella berlusconiana o quella grillina? Il nodo è complicato. Andrà affrontato. Ma intanto deve passare la riforma. Gli scenari previsti sono due. Il primo è che Renzi non voglia forzare la mano («Deciderà il Parlamento») e il rischio è che si avrà la riforma chissà quando. Oppure il premier farà il regalo di Natale a Campo Dell’Orto e gli metterà entro dicembre o subito dopo tra le mani lo strumento per decidere in Rai e per governarla davvero. Un particolare non secondario da tenere presente riguarda il canone. E’ stata estrapolata dalla legge la cosa – oltretutto altamente impopolare – che più irrita Berlusconi. Cioè il fatto che il canone Rai venga pagato direttamente dalla bolletta. Una norma che azzererebbe l’evasione, porterebbe molto soldi alla Rai e la rafforzerebbe finanziariamente nella concorrenza a Mediaset. Senza una cosa così, l’opposizione di Forza Italia nell’iter della riforma in Parlamento si prevede meno hard e più brevi i tempi di approvazione del tutto.

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