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Da oggi è online Vice News Italia. Il direttore Valerio Bassan a La Stampa: “Vogliamo riportare in Italia il giornalismo d’inchiesta”

Il primo numero di Voice of Montréal esce nel 1994 in Canada. Gavin McInnes, il fondatore della rivista – insieme a Suroosh Alvi, Shane Smith – dedicata alla cultura underground, probabilmente non sapeva ancora che quello sarebbe stato l’embrione da cui sarebbe nato Vice. Oggi quel progetto vale quattro miliardi di dollari e costa 35 redazioni in tutto il mondo, tra cui quella italiana, aperta nel 2004, e che ha lanciato il sito ‘.it’ nel 2012.

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Valerio Bassan, direttore di Vice News Italia (foto da valeriobassan.wordpress.com)

Lunedì 12 ottobre viene inaugurata anche Vice News Italia [2]. “Con questa nuova edizione – spiega il direttore Valerio Bassan a La Stampa [3] – vogliamo riportare in Italia il giornalismo d’inchiesta e i reportage, parlando chiaro ai nostri lettori ma offrendo anche qualcosa che sia bello da leggere”. Perché il sito di news tra i più popolari nel pubblico ‘young’ si è differenziato proprio per il linguaggio. Ma anche per l’età anagrafica dei suoi giornalisti: la squadra per il nuovo sito è tutta tra i 24 e i 29 anni. “Siamo andati a cercare talenti in giro per l’Italia – racconta Bassan – perché ce ne sono ma il problema è che non sempre vengono valorizzati”

Poche parole e tanti contenuti, a partire dai temi caldi per l’Italia: «Ci concentreremo sulla criminalità organizzata. la diplomazia internazionale, l’ambiente e i diritti LGBT, ma lavoreremo anche con le altre redazioni europee di Vice per raccontare storie che travalicano i confini nazionali».

La nuova testata porta in Italia anche un’altra novità: la politica del network di Vice Media è che tutti gli articoli e i video possono essere tradotti e pubblicati in ognuno degli Stati dove è presente una redazione locale. Per la prima volta, quindi, dagli Stati Uniti al Giappone, i fatti dall’Italia potranno essere raccontati da giornalisti italiani. “Il pubblico italiano – spiega Bassan a La Stampa [3] – è sempre affascinato da quello che le testate straniere scrivono di noi. Basti pensare al clamore di certe copertine del Financial Times. È come se ci fosse una crisi di autorappresentazione e allo stesso tempo una scarsa fiducia nel giornalismo italiano. Ecco, in questo senso noi vogliamo fare la differenza”.