Per James Murdoch sfogliare un giornale cartaceo a colazione sarà presto un vezzo di qualche bizzarro nostalgico. E sull’informazione digitale: non è il futuro, è il presente

La Stampa 20/10/2015 –  James Murdoch, figlio di Rupert, Ceo di 21st Century Fox, spiega a Firenze davanti a 800 studenti di liceo arrivati da tutta Italia l’informazione nell’era della editoria digitale. «Qualcuno si ostina a dire che è il futuro, ma è il presente».

James Murdoch, co-chief operating officer di 21st Century Fox

E sul giudizio (o pregiudizio) che la qualità sia ancora da cercare nella carta o comunque nei grandi brand dell’informazione non ha dubbi: «In un ambiente digitale ognuno deve guadagnarsi la fiducia, non basta il brand. E questo significa che i fruitori hanno molto potere. Mentre nella carta stampata sono l’editore, il direttore, che controllano tutto, in un formato digitale è l’utente che decide cosa è importante e cosa no». La sfida? È quella dei contenuti di qualità. Per questo, premette Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio permanente giovani-editori, padrone di casa, «è importante mostrarvi come la stessa notizia possa essere data differentemente, e aiutarvi a capire che diffidare è l’unica ricchezza che vi resta». E l’iniziativa «Quotidiano in classe», promossa dall’Osservatorio di Ceccherini, per l’anno scolastico 2015-16 presenta numeri da record, con oltre 2 milioni di studenti coinvolti. Il giovane Murdoch risponde alle domande del direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana e sottolinea come sia «fondamentale che questa generazione alleni il senso critico per essere libera». Per lui non ci sono dubbi, sfogliare un giornale cartaceo a colazione sarà presto un vezzo di qualche bizzarro nostalgico. Tutti gli altri useranno gli smartphone. «L’approccio tradizionale del giornalismo è congelato nel passato e manca di efficienza. Troppi costi». E poi ci sono i social network. La domanda è se stanno distruggendo l’informazione di qualità. «Questa idea di lavorare in collettività è una realtà molto importante per divulgare informazioni. Il fatto che ci sia così tanta informazione crea più pressione sulla qualità e sulla autenticità ». Perché la sfida dei grandi giornali, in tutto il mondo, è catturare i giovanissimi: «La realtà è che i marchi di buona informazione del passato oggi non sono più autentici per i ragazzi », spiega James Murdoch. «Negli Stati Uniti non ci sono teenager che leggono il New York Times». I giovani, assicura, «non sono interessati ad avere sermoni. Vogliono qualcuno che dia loro la storia da un punto di vista diverso. La politica interna di cui sono ossessionati i giornalisti non ha per loro nessuno interesse». Un ragazzo della generazione digitale dalla balconata si sente liberissimo di protestare con James Murdoch: «Non ci sta bene che quest’anno Sky non ci abbia dato la Champions League». L’informazione, digitale o no, può attendere. Il calcio no.

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