La nuova vita di Giova

Inventore di ‘Ballarò’ a Raitre, ora domatore dell’arena di ‘DiMartedì’ a La7, Giovanni Floris non crede alla crisi del talk show ma a quella della politica sì: e dunque spazio a economia, scienza e cultura, come racconta nell’intervista pubblicata sul nuovo numero di ‘Prima Comunicazione’, su smartphone e tablet e in edicola a Milano da domani sabato 5 dicembre e a seguire a Roma e nel resto d’Italia.

Uscito dalla Rai dopo diciotto anni di onorato servizio, Floris è approdato a La7 di Urbano Cairo con un’unica certezza: quella di portarsi dietro una fetta del suo vecchio pubblico. Ma non è andata così.
“Ricordo bene come andò la prima puntata di ‘DiMartedì’: noi al 3% e ‘Ballarò’ al 12%. Uno shock e un bagno di realtà. Pensavo che il pubblico mi avrebbe seguito e invece ho dovuto ricredermi subito. E ricominciare da capo”, racconta Floris. “L’anno scorso siamo passati dal 3% delle prime puntate al 7% finale. A Natale 2014 eravamo al 4%, oggi siamo sul 5,5%. Insomma, gli ascolti non fanno il salto. Puoi avere dei picchi ma la tivù è soprattutto abitudine. Noi cerchiamo di far cambiare abitudine a chi ha seguito una trasmissione come ‘Ballarò’ e, al tempo stesso, conquistare una fetta di nuovo pubblico. E comunque non mi sono mai sentito così libero e creativo come in questo momento.”.
“Quando ho iniziato ‘Ballarò’ era il 2002, gli esperti di Raitre mi spiegarono che come share si poteva puntare al 10% perché in Italia c’è un 10% di persone sempre disposto a seguire la politica”, ricorda Giovanni Floris. “Oggi, se si guardano le percentuali dei talk show politici, siamo ancora a quel 10%, o anche al 12% complessivo il martedì. Considero questa la normalità, mentre penso sia stata l’anomalia la share del 20% di ‘Ballarò’ raggiunta negli anni in cui pesavano l’effetto Berlusconi e una concatenazione di fatti atipici”.
Ma la cosa più significativa è che adesso c’è un elemento di discontinuità nel format talk show. “Prima spiegavamo il momento politico economico con i tributaristi, i giuslavoristi e gli economisti. Oggi, se decidiamo per esempio di parlare di fisco, chiamiamo in studio un commercialista in grado di spiegare riga per riga il 730. La nuova ottica è l’attenzione ai dettagli. Il cambiamento di format agevola questa impostazione. Ogni puntata di ‘DiMartedì’ mette in fila politica, economia, scienza e cultura. È l’esperienza di sfoglio di una rivista che ha diverse sezioni e che, per ogni numero, deve reinventarsi un’impaginazione”.
Con l’editore di La7, Urbano Cairo, Giovanni Floris ha un contratto di cinque anni. “Ho cinque anni per costruire un pubblico. È chiaro che qui a La7 lavori in una logica diversa rispetto a quella della Rai. Una logica che ti responsabilizza. Qui devi confrontarti sempre con il dato economico e con le compatibilità logistiche. Se, come squadra, non fossimo stati rodati non saremmo riusciti a tenere il passo”, dice Floris. “La risposta che stiamo dando alla concorrenza è la qualità. Facciamo un gran lavoro di casting. Ma non di politici. Ora gli ospiti politici sono davvero pochi. Cerchiamo nuovi ospiti sulla parte economica, culturale e di scienza. Cerchiamo buone storie e personaggi”.

 
L’articolo  è sul mensile Prima Comunicazione n. 466 – Novembre 2015

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