L’e-commerce è la cosa meno virtuale che esista

“L’e-commerce è la cosa meno virtuale che esista”. A spiegare perché è Luca Pellegrini, docente ordinario di Marketing e Retail and channel management presso l’Università Iulm, a margine della tappa di Ing challenge-Join the startup tour che si è tenuta presso l’Università Iulm di Milano. “Non basta aprire un sito per fare e-commerce”, ha detto Pellegrini, perché “per vendere beni bisogna trasferirli fisicamente e dietro l’e-commerce c’è un supporto logistico di dimensioni spaventose: Amazon è l’esempio di un investimento in logistica colossale”.
“Occorre fare molta attenzione se si vuole investire in e-commerce”, ha ribadito Pellegrini, “e valutare i costi, per non ripetere gli errori di chi, come Webvan, in passato, ha investito 2 miliardi di dollari nell’e-commerce, ma poi è sparito”. E anche chi vuole investire in “applicazioni di e-commerce in settori a bassa marginalità, come nel caso dei beni che si possono trovare in un supermercato, deve sapere che, in buona sostanza, deve caricarsi sulle spalle i costi di tutto ciò che solitamente fa il consumatore quando esce di casa, compra quel bene e lo trasporta a casa propria”.

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