Al via in America i test sull’uso di strumenti per consentire agli utenti di Fecebook di motivare la scelta di non utilizzare sul social degli pseudonimi

(ANSA) Annunciati a fine ottobre, sono partiti negli Usa i test dei nuovi strumenti messi a disposizione da Facebook per consentire agli utenti di spiegare le ragioni di utilizzo di un determinato nome sul social, non necessariamente uguale a quello anagrafico. Un’apertura all’uso di pseudonimi e soprannomi che ha rappresentato una vittoria delle organizzazioni per la difesa dei diritti della comunità Lgbt, transgender e dei Nativi Americani. Tali comunità di utenti a volte usano nomi di fantasia e avevano duramente criticato, definendolo discriminatorio, l’obbligo imposto dal social network di usare il loro nome scritto sui documenti. Proteste che hanno indotto Facebook a un cambiamento della sua policy.

Mark Zuckerberg (foto Olycom)

Gli strumenti pensati ad hoc cominciano ad essere disponibili da oggi negli Stati Uniti: da un lato, spiega Facebook, puntano a ridurre il numero di persone a cui viene chiesta la verifica del nome e dall’altro mirano a rendere più facile questa operazione, se richiesta. D’ora in poi chi segnala l’utilizzo di un presunto nome falso dovrà fornire informazioni dettagliate di contesto. Anche a chi verrà richiesto di verificare il proprio appellativo sarà data la possibilità di spiegare circostanze particolari.

Ampliate anche le opzioni e i documenti che si possono usare per verificare il proprio nome. Facebook comunque difende la volontà di chiedere alle persone di usare i nomi con cui “sono conosciuti da amici e parenti”, perché così, aveva sottolineato, è anche più difficile per gli utenti nascondersi dietro l’anonimato per molestie, atti di bullismo o frodi. (ANSA, 16 dicembre 2015)

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