Tensioni tra Facebook e l’autorità per le telecomunicazioni indiana sull’accesso gratis ad Internet

Tensioni tra Facebook e la Trai, l’autorità per le telecomunicazioni indiana, sulla sospensione del servizio Free Basics, che consentiva l’accesso gratuito a Internet (offerto dalla società di Zuckerberg) agli utenti di Reliance Communications, uno dei maggiori operatori di telefonia del subcontinente.

Free Basics fa parte del più vasto disegno di Facebook di offrire la possibilità di navigare su Internet a chi vive nelle aree del mondo meno coperto dalla rete, con l’Africa come obiettivo principale. Il problema è, riporta l’agenzia di stampa Agi, che tali servizi violano alla base qualsiasi principio di net neutrality, dato che chi li utilizza ha la possibilità di connettersi gratis solo a una limitata serie di indirizzi, tra i quali alcuni servizi pubblici e, come ovvio, lo stesso Facebook. Ed è proprio la net neutrality (il principio secondo il quale la rete non deve privilegiare l’accesso a determinati siti rispetto ad altri) la ragione per la quale la Trai un mese fa aveva chiesto e ottenuto da Reliance Communications la sospensione del servizio.

Mark Zuckerberg (foto Olycom)

Facebook aveva reagito avviando sui propri circuiti una campagna chiamata Save Free Basics in India che consentiva, con un solo clic, di mandare all’autorità una mail a nome dell’utente di turno per protestare contro la decisione. L’iniziativa non è piaciuta per nulla alla Trai che, due giorni fa, ha replicato con una dura nota nella quale accusa il gruppo americano di aver portato avanti “un sondaggio d’opinione fuorviato e crudamente maggioritarista”.

Quel che lamenta l’autorità è che la maggior parte degli utenti di Facebook che hanno aderito alla campagna avranno cliccato d’impulso senza riflettere troppo né leggere il dettagliato documento con il quale la Trai aveva argomentato la sospensione di Free Basics. Facebook ha replicato oggi che, pur non avendo pubblicato “tutti i termini specifici” del documento dell’organo, nel modulo per l’adesione alla petizione aveva incluso un riassunto delle motivazioni dell’autorità. E’ però legittimo dubitare che siano state lette dagli utenti che, in centinaia di milioni, hanno aderito alla campagna di pressione.

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