La mancanza di risorse certe il modo migliore per condizionare l’autonomia della Rai, scrivono Usigrai e Fnsi. Dal governo altro alibi alla dirigenza per non preparare un piano industriale e una riforma editoriale

“Una azienda come può vivere senza risorse certe. Lo avevamo denunciato sin dal taglio dei 150 milioni. Praticamente gli unici a farlo, insieme alla Fnsi. E siamo davanti alla prova dei fatti. Ancora non sappiamo quanto la Rai avrà di canone nel 2016, e il governo ipotizza il taglio di un altro 10%”. Ad esprimere la loro preoccupazione sul futuro della Rai e sulle risorse destinate al servizio pubblico dopo la modifica nelle modalità di riscossione del canone sono Usigrai e Fnsi. 

“Ancora non sappiamo se il canone in bolletta produce gli stessi ricavi, più ricavi o meno ricavi, e il governo annuncia che comunque ci sarà un altro taglio di decine di milioni di euro. Ma come può vivere e svilupparsi una azienda così?”, scrivono le due sigle sindacali in una nota del 15 ottobre, ribadendo come “la mancanza di certezza di risorse è il modo più sicuro per condizionare l’autonomia editoriale e gestionale di una azienda”.

Nella foto, da sinistra: Giuseppe Giulietti, Raffaele Lorusso (presidente e segretario generale della Fnsi), Vittorio Di Trapani, segretario generale UsigRai

“Così il governo fornisce un altro alibi alla dirigenza per non poter preparare un serio piano industriale e una riforma editoriale”, sottolineano.

“Tutto questo quando anche il rinnovo della Concessione è in alto mare. Chiediamo al governo di ripensarci. Ne va del futuro del Servizio Pubblico”.

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