I gestori di siti internet possono conservare i dati personali degli utenti, compresi gli indirizzi IP, per proteggersi dagli attacchi hacker

Chi gestisce un sito internet e l’accesso a tale sito “può conservare dati personali degli utenti per difendersi da attacchi cibernetici”. Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea, precisando che in questa registrazione di dati rientrano anche gli indirizzi IP, i codici numerici che permettono di identificare il computer, e dunque il suo proprietario, collegato alle reti infomatiche.

Il pronunciamento, spiega l’Agi, chiarisce la differenza tra IP statici e dinamici, i codici con cui è direttamente possibile risalire al pc e quelli che invece richiedono informazioni aggiuntive da parte di chi gestisce il sito internet.

La Corte dell’Ue chiarisce che “un indirizzo IP dinamico registrato da un fornitore di servizi online durante la consultazione del suo sito Internet accessibile al pubblico costituisce, nei confronti del gestore, un dato personale qualora esso disponga di mezzi giuridici che gli consentano di far identificare il visitatore grazie alle informazioni aggiuntive a disposizione”.

Da qui deriva il principio per cui il gestore di una pagina web “può avere un interesse legittimo a conservare determinati dati personali dei visitatori per difendersi dagli attacchi cibernetici”, compresi gli indirizzi.

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