Una tassa sui ricavi di Facebook e Google per finanziare iniziative indipendenti di giornalismo. La proposta della National Union of Journalists e la Media Reform Coalition britanniche

Sabrina Provenzani – La National Union of Journalists e la Media Reform Coalition britanniche hanno lanciato la proposta di ‘tassare’ i profitti di giganti tech come Facebook e Google per finanziare iniziative indipendenti di giornalismo locale e investigativo.

In una lettera aperta pubblicata sul Guardian (edizione online e cartacea), i promotori scrivono: “Intermediari digitali come Google e Facebook non solo stanno accumulando profitti eccezionali sottoposti ad un’imposizione fiscale minima, ma colpiscono anche l’industria dei giornali sottraendole ricavi pubblicitari.

Quando le testate nazionali e locali cercano di restare a galla tagliando budget e risorse, è la qualità giornalistica a risentirne. Il più colpito è proprio il giornalismo di interesse pubblico, perché i giornali vengono attirati in una cultura acchiappa-clic che preferisce il sensazionalismo e la superficialità.

Alla luce di queste considerazioni, proponiamo un’imposta dell’1% sulle operazioni dei maggior intermediari digitali. I ricavi saranno distribuiti a iniziative no-profit con il mandato di produrre contenuti originali, locali o d’inchiesta. È un modello di sovvenzioni incrociate simile a quello che ha sostenuto Channel 4 negli anni decisivi.

Siamo convinti che sia giunto il momento, per i politici, di affrontare la crescente carenza di pluralismo nei media e di garantire la sopravvivenza di un sistema editoriale indipendente e autorevole di cui la nostra democrazia ha un disperato bisogno. Per questo, sosteniamo un emendamento al disegno di legge sull’economia digitale in discussione al Parlamento e continueremo a fare pressioni per un sistema editoriale che metta l’interesse pubblico al di sopra di quello degli azionisti e di interessi di parte”.

Fra i primi firmatari, oltre ai rappresentanti del sindacato e della Media Reform Coalition, ci sono accademici, giornalisti e parlamentari.

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