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Diminuita per il sesto anno consecutivo la libertà online. Il report di Freedom House: sempre più minacciati gli utenti dei social, mentre aumenta il controllo su app come Whatsapp e Telegram

Due terzi degli utenti di internet nel mondo vivono in Paesi dove vigono forme di censura, anche online. È quanto emerge dal rapporto annuale di Freedom House [1] che ha decretato come per il sesto anno consecutivo nel 2016 la libertà online sia diminuita. Secondo lo studio, sui 65 Paesi al mondo considerati, coprendo l’88% della popolazione online nel periodo giugno 2015-maggio 2016, in 34 di essi si è assistito all’aumento di restrizioni. La maglia nera va alla Cina, seguita da Siria e Iran. Esclusa dalla ricerca la Corea del Nord. L’Italia figura come ‘libera’.

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A essere maggiormente presidiati sono i social network. Ventiquattro governi, nove in più rispetto a quanto registrato nel 2015, hanno ridotto l’accesso a siti come Facebook e Twitter e i loro utenti sono stati sottoposti a sanzioni senza precedenti. Nell’ultimo anno, infatti, in 38 Paesi le autorità hanno effettuato arresti sulla base di contenuti pubblicati, mentre un quarto degli internauti (27%) vive in Paesi in cui persone sono state arrestate per aver pubblicato, condiviso o solo mostrato interesse, con un semplicissimo ‘Like’.

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Ma non finisce lì. Stando ai dati, sarebbe infatti in aumento l’attenzione dei governi sulle app di instant messaging, come WhatsApp e Telegram, in particolare durante proteste o manifestazioni anti governative.