La serie ‘La mafia uccide solo d’estate’ è servizio pubblico, dice il dg Rai, Campo Dall’Orto: affrontiamo ferite ancora aperte nel Paese. Il presidente del Senato Grasso: Pif mi ha fatto tornare al cinema dopo 24 anni

“La fiction ‘La mafia uccide solo d’estate’ è molto dentro il Servizio Pubblico”. Parte da questa premessa il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, intervenendo alla presentazione della serie in sei puntate in onda dal 21 novembre su Rai1 in prima serata. Ispirata all’omonimo film di Pif, per la regia di Luca Ribuoli, con Claudio Gioè, Anna Foglietta, Francesco Scianna, Valentina D’Agostino e Nino Frassica, la serie è una coproduzione Rai Fiction-Wildside.

“La mafia è un tema delicato perché riguarda ferite che sono ancora aperte nel nostro Paese. La sfida che ci ha dato Pif è quella di portare in tv quello che già lui ha portato al cinema”, ha spiegato il dg. “Un racconto fatto con una volontà di leggerezza che rende il compito ancora più complicato e arduo”, soprattutto in un mondo, come quello attuale, che “palesemente, non ci sta portando verso la leggerezza”.

All’incontro, segnala AdnKronos, sono intervenuti anche la direttrice di Rai Fiction Tinni Andreatta e il presidente del Senato, Pietro Grasso, che ha spiegato come sia stato proprio il film di Pif a farlo ritornare al cinema dopo 24 anni, letteralmente “trascinato” dalla carica di umanità e ironia della pellicola. “In un cinema”, ha ricordato raccontando un episodio di quando da giudice seguiva il maxi processo di Palermo, “sentii una donna di mezza età che, dando di gomito al marito, disse ‘guarda, c’è il giudice Grasso… Mettiamoci lontano, non si sa mai…”.

“Mi sentii una mina vagante, un pericolo per le persone e decisi di non andare più al cinema”, ha affermato Grasso, aggiungendo: “E’ il film più bello che abbia visto sulla mafia e credo che il mio giudizio sarà identico per la fiction. Pif sa raccontare il fenomeno con ironia, ma sulla base di una seria documentazione sui fatti. Ti lascia un messaggio, ti fa pensare”.

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