Google penalizza i siti non autorevoli per privilegiare contenuti più credibili. La risposta di Mountain View al caso del sito negazionista al top delle ricerche sull’Olocausto

Google penalizza i siti “non autorevoli” per “far apparire dei contenuti più credibili” e “migliorare la qualità della ricerca”. L’annuncio ha fatto seguito ad un caso sollevato dal ‘Guardian’ che in un articolo ha denunciato il fatto che un sito negazionista sull’Olocausto comparisse al primo posto tra le ricerche aventi come query la domanda: “l’Olocausto ha avuto luogo?”.

Sundar Pichai

Sundar Pichai, ceo di Google (Foto: Olycom)

Google ha reagito sostenendo che il suo obiettivo rimane sempre quello di fornire “risultati autorevoli” a chiunque faccia una ricerca, proponendo “una varietà di contenuti diversi provenienti da diverse fonti”. Tuttavia, spiega Google in una nota, “valutare quali pagine internet siano le migliori per rispondere a una questione è un problema complesso e noi non lo facciamo sempre nel migliore dei modi”.

Motivo per cui un recente aggiustamento negli algoritmi di Google, prosegue la nota, “aiuterà a far apparire dei contenuti più credibili e a migliorare la qualità della ricerca”.

Quello dei “fake”, le notizie false, ricorda l’Agi, è un problema con cui Google ha dovuto fare i conti anche durante la campagna presidenziale Usa. Sundar Pichai, il ceo di Google, intervistato dalla Bbc di recente ha detto che non deve mai succedere che delle “false informazioni siano diffuse”. Come purtroppo è successo ancora nel caso del sito negazionista Stormfront.

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