La Chiesa non deve coordinare meglio i suoi media, ma costruire un sistema comunicativo nuovo. Monsignor Viganò illustra le linee guida del processo di riforma: ci siamo ispirati al modello Disney

“Stiamo pensando ad una nuova produzione multimediale, creata non per un singolo media ma per un intero sistema cui le parti possano attingere. Cambierà così anche il sistema di distribuzione. Il tutto sarà gestito da una grande cabina di regia che rappresenterà la direzione editoriale”. Lo ha detto monsignor Dario Edoardo Viganò a margine dell’incontro di presentazione del progetto “Comunicazione e tecnologia: modelli e casi di intermedialità dinamica”, del Centro di Ricerca X.Ite della Luiss su richiesta della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede.

“La ricerca presentata ci certifica che stiamo andando nella direzione giusta – ha detto Viganò – perché come ci ha chiesto Papa Francesco non si tratta di avviare un coordinamento migliore, ma bisogna costituire un sistema comunicativo nuovo. E’ giusto iniziare il percorso in questo momento – continua – in cui si è sviluppata una convergenza digitale che ha obbligato anche i media tradizionali, come la televisione, la radio e i giornali, ad aggiungere dei portali alla loro comunicazione”.

“Chi non applica nuovi rimedi si deve preparare a nuovi mali, perchè il tempo è il più grande innovatore”. Questa massima del filosofo inglese Francis Bacon è stata citata da monsignor Dario Edoardo Viganò davanti al Papa e al Consiglio dei 9 cardinali in occasione della presentazione delle linee della riforma dei media affidatagli da Francesco che l’ha messo a capo del nuovo dicastero denominato Segreteria per la Comunicazione con il mandato di accorpare tutti i media vaticani. Lo ha confidato lo stesso Viganò nel suo intervento dove ha illustrato le strategie che si stanno perseguendo Oltretevere nel settore dei mass media. “Nelle prime presentazioni della riforma ho citato spesso il modello Disney, suscitando ovviamente, e anche sorprendentemente allo sguardo di chi conosce le questioni metodologiche della conoscenza, qualche ilarità”, ha esordito nel suo intervento alla presentazione dello studio del Centro di ricerca X.Ite Luiss proprio sulla riforma dei media del Vaticano.

Monsignor Dario Edoardo Viganò

“Sin dai primi passi della riforma ho rimarcato come la conoscenza sia comparativa, come risultasse pertanto necessario partire da una ricerca dei modelli, per comprendere quanto essi potessero offrire alla riforma in corso. L’attuale ricerca che stiamo presentando oggi assume così una serie di attori, dal ‘New York Times’ alla Casa Bianca, citandone solo alcuni, con i quali noi condividiamo non solo un grande investimento innovativo sotto il profilo tecnologico, ma anche l’integrazione di un sistema di comunicazione”.

Nello studio “Comunicazione e tecnologia: modelli e casi di intermedialità dinamica”, elaborato dal Centro di ricerca X.Ite Luiss, monsignor Viganò, ha visto riconosciuta anche dall’ateneo Luiss la linea della riforma dei media vaticani, voluta da Papa Francesco. “La ricerca conferma – ha osservato – che la strada dell’analisi puntigliosa, sia sotto il profilo amministrativo che in quello editoriale, nella fase di avvio della riforma, è corretta. E’ stato difficile disporci allo sguardo analitico di una lente di ingrandimento della capacità dei media vaticani di interagire con pubblici differenziati: pareva di toccare dei nervi scoperti, si aveva l’impressione che la paura di sentirsi dei giganti di argilla prendesse il sopravvento. Eppure, mese dopo mese, abbiamo compreso quanto sia non solo utile ma necessario sottoporre continuamente ad analisi il nostro lavoro di produzione multimediale, per evitare di illuderci di relazioni spesso inesistenti”.

“Oggi – ha aggiunto monsignor Viganò – tutti noi cerchiamo di capire, di analizzare, per meglio comprendere i pubblici. Il lavoro di incontro con i pubblici avviene anche grazie al grande lavoro dei tag manager che ci aiutano ad appassionarci sempre più alla missione propria che abbiamo. E’ nata la consapevolezza che oggi, e per noi in particolare, una cosa è la visibilità, altra è la pertinenza, e questo ci libera dall’ansia da prestazione. L’informazione e la comunicazione costruite dai nostri professionisti hanno valore, profondità e soprattutto pertinenza”.

“Un ultimo aspetto che la ricerca conferma – ha poi concluso il sacerdote – è l’attenzione alle forme del racconto. L’informazione non ha ad esempio solo la forma della news, ma anche del racconto. In particolare, penso al grande lavoro che il gruppo del Rei, Cem e output come Portale e Radio Vaticana Italia stanno conducendo circa i viaggi del Santo Padre. Ma tutto sarà più chiaro con il varo del nuovo portale unico”.

X.Ite Luiss, nella sua indagine coordinata dai professori Simona Romani e Paolo Peverini, ha inserito anche un’analisi comparativa con rilevanti istituzioni e organizzazioni internazionali, a cominciare dalla Disney, seguita poi da Eni, ‘New York Times’, The White House (Amministrazione Obama), Save the Children e Fondazione Veronesi.

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