I compensi in Rai oltre i 240mila euro non sono finanziati con il canone, dice il viceministro dell’Economia, Morando. Nel 2018 con il canone a 90 euro per il servizio pubblico risorse per 1,76 miliardi

“Se la contabilità separata dà conto con assoluta precisione delle spese volte a finanziare le attività di servizio pubblico e quelle di valore aggiunto sarà facile verificare se sia stata puntualmente rispettata la regola che vuole che solo le retribuzioni di chi svolge prestazioni artistiche, in quanto integralmente finanziate da risorse non da canone, possano eccedere il tetto retributivo dei 240mila euro annui”. Lo ha affermato il viceministro dell’Economia Enrico Morando.

Nel corso di un’audizione in Commissione di Vigilanza, Morando ha precisato che “occorre distinguere nettamente il servizio pubblico universale dai servizi che vengono chiamati di valore aggiunto. La quota del canone riservata alla Rai è utilizzabile esclusivamente per finanziare le attività di servizio pubblico, mentre i servizi di valore aggiunto devono essere finanziati attraverso altre fonti”.

Enrico Morando (foto Olycom)

“Questa distinzione – ha sostenuto ancora il viceministro – e la sua traduzione contabile nella contabilità separata di Rai è essenziale al fine di garantire il rispetto effettivo del principio di parità concorrenziale di settore. Se il canone Rai pagasse servizi di valore aggiunto, il principio concorrenziale verrebbe violato a danno dei concorrenti”. “Il parere dell’avvocatura dello stato (fornito in merito all’applicazione del tetto ai compensi per le prestazioni artistiche, ndr) – ha sottolineato ancora Morando – pur non essendo caratterizzato da perentoria certezza conclude affermando che se di prestazione artistiche si tratta non si applicano tetti. Il tema è: chi stabilisce se c’è o no prestazione artistica? La risposta la ricavo dal parere della avvocatura: sono gli organi gestionali della Rai nella propria autonoma responsabilità e nel rispetto dei principi di contabilità separata”.

Guardando al futuro , Morando ha spiegato che per il 2018 le risorse da assegnare alla Rai saranno calcolate in base ai dati di previsione di entrate di 1 miliardo 881 milioni, con canone fissato a 90 euro, indicando una risorsa derivante dall’extra gettito al 50% nella misura di 100 milioni e di uno stanziamento di poco superiore a 1,7 miliardi, al netto della quota del 5% da parte dello Stato in base alla legge 190/2014. Tenuto conto che il prossimo anno si svolgeranno i Mondiali di calcio e le Olimpiadi invernali, per la Rai è prevista – come peraltro annunciato dallo stesso dg di viale Mazzini in occasione di un’audizione in Vigilanza – una perdita di 80 milioni. Per gli anni successivi – ha detto Morando – le cose sono destinate a cambiare “anche in maniera significativa”.

Infine un riferimento alla scelta di Mario Orfeo come dg Ria, dopo l’uscita di scena di Antonio Campo Dall’Orto. Secondo il viceministro Orfeo ha accumulato nel tempo la “lunga e positiva esperienza” alle varie direzioni (Tg2, Il Messaggero, Il Mattino, Tg1) tale da consentirgli “a nostro avviso” di essere nominato direttore generale Rai, “visto che da tempo chi dirige un giornale svolge funzioni anche di tipo manageriale”. “Dopo la risoluzione consensuale tra Rai e Campo Dall’Orto, ci siamo adoperati perchè la scelta del nuovo dg fosse tempestiva e si riferisse a personalità dotata di esperienza e professionalità necessarie”, ha aggiunto, ribadendo l’apprezzamento per il fatto che il Cda Rai “non abbia impiegato tempo per formulare la proposta di nomina ne’ esitato ad accordare il consenso alla scelta su Orfeo”.

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