L’Aie sui tagli ai fondi per il diritto allo studio dei meno abbienti: tolti 70 milioni, ma i poveri aumentano. Serve una non rinviabile riflessione

“Aver appreso che il Fondo di 103 milioni di euro destinato a garantire il diritto allo studio dei meno abbienti ha subito un taglio di 70 milioni per evitare tagli lineari alle Regioni ci impone una severa e non più rinviabile riflessione”. È il commento di Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione Italiana Editori  di Giorgio Palumbo, presidente del Gruppo Educativo Aie. “E questo – proseguono – soprattutto perché ogni giorno appaiono dichiarazioni sull’importanza dell’istruzione, sulle risorse messe in campo per contrastare gli abbandoni scolastici e universitari, su quanto il nostro Paese deve ancora fare per recuperare il gap che lo divide dal resto d’Europa”.

“Se siamo tutti convinti di dover scommettere sulle nuove generazioni, sulla competitività, sulla scuola digitale, – spiegano i due presidenti – è inspiegabile la decisione che impone una selezione non basata sul merito, ma sul reddito. Un’agenzia educativa come la scuola non può essere veramente inclusiva senza risorse a disposizione e, soprattutto, senza mostrare attenzione per chi è economicamente più vulnerabile”.

“Le statistiche – concludono Levi e Palumbo – ci dicono che abbiamo oltre 12 milioni di poveri, di cui più di 4 milioni in stato di povertà assoluta (il dato più alto dal 2005 ad oggi), e fra questi si annoverano le famiglie con figli in età scolare. Il fondo di 103 milioni di euro, istituito 17 anni fa e mai rivalutato, quindi già inadeguato a rispondere alle attuali esigenze, non è minimamente in grado di assolvere alla sua funzione, quella di garantire ad ogni cittadino il diritto allo studio come esplicitamente indicato nel dettato costituzionale”.

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