No a cronache morbose, uso di termini fuorvianti e strumentalizzazioni. Varato dalla commissione pari opportunità della Fnsi il ‘Manifesto di Venezia’, per il rispetto e la parità di genere nell’informazione

Rispetto della deontologia, no al sensazionalismo, con cronache morbose, divulgazione di dettagli della violenza, uso di termini fuorvianti come ‘amore’, ‘raptus’, ‘gelosia’ per crimini dettati dalla volontà di possesso e annientamento. Ma anche rifiuto alle strumentalizzazioni, con la distinzione di ‘violenze di serie A e di serie B’ in relazione a chi sia la vittima è chi il carnefice. Sono questi alcuni degli impegni che assumono i firmatari del ‘Manifesto di Venezia’. Varato dalla Commissione pari opportunità della Fnsi il 3 ottobre, il documento vuole garantire il rispetto della parità di genere nell’informazione, per contrastare la violenza sulle donne.

“Noi, giornaliste e giornalisti firmatari del Manifesto di Venezia ci impegniamo per una informazione attenta, corretta e consapevole del fenomeno della violenza di genere e delle sue implicazioni culturali, sociali e giuridiche”, si legge nel documento – che prende in riferimento anche la Convenzione di Istanbul –  ribadendo che “la descrizione della realtà nel suo complesso, al di fuori di stereotipi e pregiudizi, è il primo passo per un profondo cambiamento culturale della società e per il raggiungimento di una reale parità”.

Frutto di un’elaborazione che ha coinvolto anche la Cpo Usigrai e GiULiA Giornaliste, su proposta del Sindacato Giornalisti Veneto, Il ‘Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell’Informazione’, con tutte le adesioni raccolte, sarà presentato a Venezia il 25 novembre, in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Per aderire basta inviare una mail a cpo.fnsi@gmail.com.

Leggi o scarica il testo del manifesto, disponibile sul sito della Fnsi (.pdf)

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