Il Comitato olimpico riconosce agli eSports lo status di sport. Ma per diventare disciplina olimpica i videogiocatori professionali dovranno organizzarsi

Il Comitato olimpico internazionale ha riconosciuto i videogiochi come sport. L’apertura è giunta al termine di un vertice a Losanna. Come spiega il Cio in un comunicato, infatti, i cosiddetti eSports, ovvero la pratica di giocare ai videogiochi a livello competitivo organizzato e professionistico, “possono essere considerati attività sportiva” e i “giocatori coinvolti” possono essere paragonati a veri e propri “atleti di sport tradizionali”.

“Gli eSports competitivi – è scritto nel comunicato del Cio – possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali”. Il Cio, peraltro, constata che “gli e-sport sono in forte crescita, in particolare fra i giovani dei vari paesi, e ciò può essere la piattaforma per un coinvolgimento nel movimento olimpico”.

Per diventare disciplina olimpica, tuttavia, osserva il Cio, sono necessari diffusione su scala mondiale, con presenza significativa in ciascuno dei 5 continenti, equa presenza di uomini e donne, e rispetto dei valori olimpici. Oltre all’esistenza di un’organizzazione che garantisca il rispetto delle norme e delle regole del Movimento olimpico (anti-doping, scommesse, manipolazione, ecc.).

Il vertice si è concluso con una richiesta al Cio insieme con Gaisf (General Association of International Sports Federations) un dialogo con l’industria del gioco e i giocatori per esplorare ulteriormente questa area e tornare alle parti interessate del movimento olimpico.

Quello degli eSports, secondo la Gazzetta dello Sport che cita dati del Baird Equity Research Center, è un settore che genererà entrate per 1 miliardo di dollari entro il 2018 e pubblico mondiale per quasi 500 milioni di spettatori.

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