La partenza del Giro d’Italia da Israele è già caldissima. Un evento anomalo e interessante di cui ‘Prima’ svela genesi e retroscena nel numero in edicola e in digitale dal 2 dicembre

Le polemiche  scoppiate subito dopo la presentazione del Giro d’Italia in partenza da Israele erano da prevedere. Ed è bastato ‎il riferimento a Gerusalemme Ovest fatto ieri durante  la presentazione  della 101ma edizione del Giro d’Italia, che partirà il 4 maggio 2018 da Israele, a provocare una protesta da parte dei ministeri dello Sport e del Turismo israeliani secondo cui “Gerusalemme è la capitale di Israele, non esistono est e ovest” e minacciando  di rompere la partnership con gli organizzatori di Rcs Sport se la formulazione che fa riferimento alla controversia sullo status della città non fosse stata eliminata. Cosa che Rcs ha provveduto a fare nel giro di poche ore con soddisfazione delle autorità israeliane: “ci felicitiamo della sua rapida decisione di rimuovere la definizione di ‘Gerusalemme Ovest’ dalle sue pubblicazioni ufficiali”.

La partenza del Giro da Israele è un evento talmente anomalo e interessante dal punto di vista politico e della comunicazione che Prima – in edicola e in digitale dal 2 dicembre –  ha deciso di capirne di più intervistando l’ambasciatore israeliano in Italia Ofer Sachs e dedicando  (insieme al Giusto, Gino Bartali) la copertina al servizio in cui il diplomatico racconta la genesi e alcuni retroscena dell’accordo con gli organizzatori della corsa ciclistica. “Sono anni e anni”, dice Sachs, spiegando  il motivo della scelta, “che Israele combatte per la normalità: è il significato più autentico del Giro che partirà nella nostra capitale e farà conoscere una società viva, democratica, multiculturale e con molte sfide da affrontare”.

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