Più del 50% degli italiani nel 2017 ha creduto a qualche fake news. I dati Censis: in flessione tv tradizionale e radio, mentre tra i giornali in leggera ripresa settimanali e mensili. In crescita le piattaforme per lo streaming video e musicale

A più della metà degli utenti di internet italiani è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete (spesso al 7,4%, qualche volta al 45,3%, per un totale pari al 52,7%). E’ quanto si legge nel 51/o rapporto del Censis, presentato oggi.La percentuale scende di poco, per le persone più istruite (51,9%), anche se rimane sempre al di sopra della metà, ma sale fino al 58,8% tra i più giovani, che dichiarano di crederci spesso nel 12,3% dei casi.

Per tre italiani su quattro (77,8%) comunque, quello delle fake news è un fenomeno pericoloso. Soprattutto per le persone più istruite, che ritengono le bugie sul web create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e favorire il populismo (69,4%).

Giorgio De Rita, segretario generale Censis

Nella sezione ‘Comunicazione e Media’, il rapporto evidenzia come nel 2017 la tv tradizionale ceda qualche telespettatore (il 92,2% di utenza, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2016). Cresce invece la tv via internet (web tv e smart tv hanno il 26,8% di utenza, +2,4% in un anno) e decolla la mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori (passati dall’11,2% al 22,1%).

La radio tradizionale perde 4 punti percentuali di utenza, scendendo al 59,1% di italiani radioascoltatori. La flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radio via internet attraverso il pc (utenza al 18,6%, +4,1% in un anno). Lo smartphone è utilizzato dal 69,6% degli italiani (la quota era solo del 15% nel 2009). La crescita di internet ha rallentato il ritmo, ma prosegue: nel 2017 ha raggiunto una penetrazione pari al 75,2% degli italiani, con una differenza positiva dell’1,5% rispetto al 2016.

La grande novità è rappresentata dalle piattaforme che diffondono servizi digitali video e audio, come Netflix o Spotify. Oggi l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio.

I giornali continuano a soffrire: oggi solo il 35,8% degli italiani li legge. Per i periodici nell’ultimo anno si è registrata una piccola ripresa, sia dei settimanali (il 31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (il 26,8% di utenza, +2,1%). Oggi meno della metà della popolazione (il 42,9%) legge libri (nel 2007 il dato si attestava al 59,4%). Il ruolo degli e-book resta poco incisivo (dal 2,9% di utenza nel 2007 al 9,6% nel 2017).  A sostenere l’editoria in Italia sono soprattutto le donne, in particolare quelle più istruite, con il 61,7% di lettrici diplomate o laureate.

Passando nello specifico ai numeri relativi ai social network, gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa i due social network più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Importante è il passo in avanti compiuto da Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza (nel 2015 era al 9,8% e oggi è al 21%), mentre Twitter resta attestato al 13,6%.

Nel 2006 ad avere una dieta mediatica povera di stampa era il 33,9% degli italiani, mentre nel 2017 il dato è salito al 55,1%. Tra i media decisivi nella formazione del nuovo immaginario collettivo la televisione si trova al primo posto con il 28,5% delle risposte, subito dopo internet (26,6%) e i social network (27,1%). Sommando i due dati si arriva complessivamente al 53,7%. Tra i più giovani internet e i social network si attestano insieme al 56% e nella fascia d’età 30-44 anni addirittura al 66,6%, con la tv relegata al 16,3%. Con l’avanzare dell’età cresce l’influenza esercitata dai media più tradizionali, con la tv al 48,9% nella fascia tra i 65 e gli 80 anni. Scarsa è l’influenza esercitata da tutti gli altri media: il cinema si ferma al 2,1%.

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