Con il golden power non si tratta di limitare gli investimenti dall’estero, ma di evitare l’impoverimento tecnologico del Paese, dice Calenda: non tutela l’italianità, ma l’interesse nazionale

“La tutela non è per l’italianità come valore astratto ma l’interesse nazionale come valore molto concreto”, ed il “compito del Governo è lavorare attraverso le regole per evitare gli investimenti predatori”. A dirlo il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, parlando del golden power, in audizione presso la Commissione Attività produttive della Camera, sulla proposta di regolamento che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione europea.

Il Governo condivide e sostiene il progetto di regolamento europeo, ma ha ritenuto necessario “agire anche a livello nazionale”, con le norme inserite nel ddl di conversione del Decreto Fiscale che anticipano “principi inseriti nel regolamento Ue”, ha spiegato Calenda, secondo cui “percorrere questa strada è apparso necessario, se non doveroso, per evitare che i ritardi nel percorso di approvazione del Consiglio Ue mettano a rischio gli interessi nazionali del nostro Paese”.

Carlo Calenda (foto Olycom)

“Il rafforzamento dei poteri del comitato golden power è un tema essenziale”, ha affermato ancora Calenda. “Non si tratta di limitare gli investimenti esteri, fondamentali per contribuire a muovere il volano della crescita; si tratta di assicurarsi che l’afflusso degli investimenti avvenga nel rispetto delle regole, senza mettere in pericolo la sicurezza nazionale e senza correre il rischio che si trasformi in un impoverimento tecnologico del Paese; evitando, quindi, atteggiamenti predatori di società estere, magari controllate – direttamente o indirettamente – da uno Stato estero, con un trasferimento di tecnologie”.

“La nostra capacità di proteggerci è stata finora in parte limitata”, ha ribadito il ministro, facendo notare, al contempo, come solo “nel corso del 2016 a un incremento del 38% dei flussi di investimenti esteri in entrata è corrisposto un calo del 5% di quelli in uscita”.

Il Golden Power, ha spiegato infine, “non è uno strumento secco, che accoglie o vieta, ma permette anche di accogliere con delle prescrizioni”. “Questa mi sembra la strada più giusta”, ha commentato. “E se ci fosse un eccesso di uso a quel punto ci sarebbe un intervento dell’Ue oltre che in sede Wto per gli accordi sottoscritti”.

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