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L’informazione gratuita è terreno fertile per le fake news, dice Milena Gabanelli: per combatterle i lettori devono affidarsi a fonti autorevoli, pagando chi offre questo servizio

In un approfondito articolo su Corriere.it [1], Milena Gabanelli e Martina Pennisi affrontano lo scottante argomento delle Fake news. Un tema tanto articolato quanto difficile da arginare come spiegano bene le loro ‘Istruzioni per l’uso’.

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Milena Gabanelli (foto Olycom)

Particolarmente interessanti sono le conclusioni a cui Gabanelli e Pennisi arrivano.  La complessità dei meccanismi che presiedono le tecnologie che governano le piattaforme da cui ci si informa oggi, i social soprattutto, mette al centro il ruolo e la consapevolezza dei lettori. “Devono, dobbiamo, in primis imparare a navigare consapevolmente, verificando fonti e firme e assumendoci la responsabilità di quanto condividiamo”, scrivo le autrici. “E dobbiamo renderci conto come l’illusione dell’informazione gratuita abbia contribuito all’implosione del contesto in cui le fake news e i loro produttori hanno trovato terreno fertile. Qualità, tempestività, selezione, autorevolezza e completezza hanno un prezzo. I professionisti e il loro lavoro vanno pagati: non lo mettiamo in dubbio quando andiamo dal dentista, ci avvaliamo della collaborazione di un idraulico o acquistiamo un biglietto per un concerto o l’abbonamento a Netflix e Spotify e non dobbiamo farlo quando leggiamo un articolo o guardiamo una videoscheda sul sito di una testata giornalistica”.

“Questo non vuol dire che il modello dell’acquisto della singola copia del quotidiano o del periodico debba essere replicato in toto in Rete, ovviamente”, concludono Gabanelli e Pennisi,  “ma che i lettori debbano avere online la possibilità di consumare notizie e approfondimenti autorevoli, pagandoli con le modalità adatte a mezzi e prodotti. Dagli abbonamenti digitali al crowdfunding, passando per l’iscrizione a pagamento alle newsletter. La sola pubblicità non basta, ed è essa stessa parte della riflessione con la necessità degli inserzionisti di venire associati solo a materiale verificato e verificabile. Il valore dei contenuti non è un di più. E, sia quello delle testate tradizionali o di nuove realtà, va pagato”.