I Garanti della Privacy contro Facebook. Il potere dell’algoritmo va ben oltre il caso Cambridge Analytica

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La profilazione degli utenti ha avuto un impatto sul voto in Francia, Regno Unito e Usa. È la conclusione cui è giunto il Garante europeo della protezione dei dati (Gepd), in un rapporto diffuso oggi che – spiega in un’intervista alla Stampa il capo dell’autorità Giovanni Buttarelli – “va ben oltre il caso Cambridge Analytica emerso già mesi fa”.

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Giovanni Buttarelli, Garante europeo per la protezione dei dati personali

“Siamo partiti da un’analisi su fake news, hate speech e manipolazione dei dati per finalità di influenza sulle elezioni”, spiega il Garante europeo per la protezione dei dati personali Giovanni Buttarelli. “Abbiamo compiuto un’analisi accurata e densa di decine di esempi concreti su come i dati vengono utilizzati a insaputa degli interessati. Software vocali, test della personalità, giochi, pagine di sostenitori, sistemi wifi e videocamere. Vengono valutate persino le esitazioni nel rispondere a determinate domande”, spiega Buttarelli.

L’obiettivo è “elaborare oltre 52 mila pattern, cioè modelli per classificare le persone”, fotografandole “meglio di quanto possano fare gli stessi parenti”. Le classificazioni sono state usate per influenzare il voto: “E’ ormai certo che alcune campagne politiche siano state basate su questi strumenti e abbiano orientato e manipolato i messaggi sulla base di un’indebita profilazione delle persone”, evidenzia Buttarelli, secondo cui contro queste attività “nessuno dei regolatori, da solo, può avere successo”.

Anche il Garante della Privacy italiano, Antonello Soro si è pronunciato sulla vicenda con un’intervista al Mattino: “con il potere informativo che converge verso un solo destinatario, si sta creando una nuova geografia dei poteri, che tende a cambiare la natura delle democrazie moderne”. Tanto che per il garante della privacy “è a rischio la libertà di scelta”.

Antonello Soro, presidente del Garante per la protezione dei dati personali (foto Olycom)

“Nel gioco democratico il voto dei cittadini traduce in una scelta elettorale lo stato di consapevolezza, che si ha in quel momento, del mondo in cui vive. E se questa scelta è figlia di una lettura quotidiana e completa della realtà, allora possiamo parlare di libertà. Se invece – avverte Soro – è figlia di un meccanismo di conoscenza passiva, parziale, settoriale, con una spinta a farci sapere solo quello che è più vicino alle nostre aspettative, allora il percorso elettorale è diverso da quello che dovrebbe esprimere una democrazia compiuta”.

“Questa vicenda – prosegue Soro – la vedo in parallelo con le rivelazioni di Snowden sull’invasività della sorveglianza della Nsa americana: apre una finestra sulla forte capacità di orientamento a scapito di cittadini inconsapevoli, anche in chiave elettorale”, prosegue Soro. “Di indizi ce n’erano tanti, ma adesso è chiara la sproporzione in termini di condizionamento di alcuni soggetti, attraverso la loro capacità di conoscere e raccogliere informazioni, notizie, suggerimenti su di noi mediante le piattaforme digitali. Fb potrebbe condizionare due miliardi di utenti di Fb e finire per indirizzare l’intera umanità”.

 

“La sempre maggiore pervasività” di algoritmi basati sui dati personali “nelle nostre vite ha un impatto articolato sull’impegno civico nel processo decisionale e sulle barriere al coinvolgimento pubblico nei processi democratici” e provoca “una crisi di fiducia nell’ecosistema digitale”. E’ l’opinione all’indomani dello scandalo Facebook del Garante Ue della privacy Giovanni Buttarelli, secondo cui “è ora il momento di estendere la collaborazione tra i garanti per la privacy a quelli delle telecomunicazioni ed elettorali”.

Secondo il Garante Ue, che parlato poi nel pomeriggio in conferenza stampa, potremmo essere di fronte allo “scandalo del secolo”. Il caso appena scoppiato su Facebook, ha detto, “potrebbe essere lo scandalo del secolo”, anche se quanto avrebbe fatto Cambridge Analytica con l’utilizzo a fini politici e senza consenso di dati personali “non è qualcosa di completamente nuovo, è solo la punta dell’iceberg”. Così il Garante Ue per la privacy Giovanni Buttarelli.

Lo stesso rischio, potenzialmente ci sarebbe per qualsiasi altra elezione, da quelle italiane alle europee. “Non è il mio ruolo indagare come questi dati” degli italiani su Facebook “siano stati utilizzati in pratica” nell’ottica di una potenziale manipolazione delle elezioni italiane, ma “il modo in cui il sistema funziona” dai likes alle fan page sino alla geolocalizzazione “è globale, è esattamente lo stesso, non c’è un approccio nazionale”.

Secondo il Garante Ue per la privacy Giovanni Buttarelli, inoltre, le elezioni europee dell’anno prossimo “sono un importante test per tutti noi. Non siamo qui per allarmarvi, ma il problema è reale e urgente”.

Anche Soro è tornato sull’argomento in un’intervista a Radio Radicale in cui ha detto: “non ho elementi per dire se anche in Italia sia accaduto e chi sia il destinatario di questa campagna di riconquista degli elettori e di allargamento in qualche modo viziato del consenso, però è possibile ed essendo possibile non possiamo sorprenderci se anche da noi oltre che negli Usa, in Inghilterra o in altre parti del mondo si utilizzano questi canali per la ricerca del consenso”.

(ultimo aggiornamento  alle ore 18:20, del 20 marzo 2018)