Il ceo di Cambridge Analytica si difende: da parte nostra nessun trucco

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“Le apparenze possono ingannare”. Con questa risposta Alexander Nix, ceo di Cambridge Analytica, ha replicato alle accuse secondo le quali, nell’ambito del datagate che fa tremare Facebook, la società di consulenza anglo-americana avrebbe favorito i propri clienti e sfavorito i loro avversari nelle campagne elettorali gestite in giro per il mondo.

Alexander Nix, ceo di Cambridge Analytica

Replicando ai video carpiti da Channel 4 che sembrerebbero incastrarlo con altri manager, Nix ha preso le distanze da ogni sorta di “trucchi sporchi” e il profilo twitter di Cambridge Analytica ha cominciato a twittare contro le illazioni e le “bufale” di tutta questa vicenda.

Nix, riferisce l’Ansa, intercettato dai giornalisti all’uscita del suo ufficio di New Oxford Street, parla di filmati tagliati e montati ad arte, mentre nega di aver mentito al parlamento britannico o alle autorità americane sull’utilizzo dei dati di 50 milioni di utenti Facebook ottenuti dalla sua azienda. La base londinese di Cambridge Analytica, che ha sedi anche a Washington e New York, resta intanto in attesa di una possibile perquisizione chiesta da Elizabeth Denham, capo dell’authority britannica per la protezione dei dati personali.

Nix, in una precedente intervista alla Bbc, si è detto convinto che dietro i filmati di Channel 4 vi sia “l’intenzione deliberata di imbarazzarci”. “Secondo noi – ha aggiunto – si tratta di una attacco coordinato di vari media in atto da molti, molti mesi allo scopo di danneggiare un’azienda che ha avuto un qualche coinvolgimento nell’elezione di Donald Trump”.

“Ci dispiace enormemente – ha proseguito l’amministratore delegato – che negli incontri filmati abbiamo usato una certa dose d’iperbole sulle cose che facciamo… Mentre come chief executive mi assumo la responsabilità per l’aria di mistero e di negatività che, in modo infondato, circonda l’attività di Cambridge Analytica”.

La società di consulenza finita nella bufera ha una doppia anima, ricorda l’Ansa: britannica per il quartier generale legale, americana come principale area d’influenza e d’azione. Creata e foraggiata dal finanziere statunitense Robert Mercer, noto per i suoi legami con Steve Bannon, è stata accreditata di un ruolo in varie campagne elettorali negli ultimi anni, oltre che in quella referendaria per la Brexit.

Cambridge Analytica, che tra i suoi clienti conta anche un editore globale di periodici e un autorevole quotidiano è stata attiva in vari Paesi, ma soprattutto negli Usa, dove ha lavorato fra gli altri a sostegno delle ambizioni politiche del falco ‘neoconservatore’ John Bolton, poi nelle campagne presidenziali dei repubblicani Ted Cruz e Ben Carter, prima di passare a svolgere compiti di consulenza per lo staff di Trump.

Intanto, il parlamento britannico convoca Zuckerberg. La Commissione parlamentare britannica sulla Cultura, i Media e il Digitale ha chiesto a Mark Zuckerberg di comparire per un’audizione sullo scandalo relativo all’abuso dei dati di milioni di utenti che coinvolge Facebook e la società di consulenza politica Cambridge Analytica. Lo ha reso noto il presidente della commissione, Damian Collins, citando una sua lettera al patron del colosso Usa del web in cui si accusa il management dell’azienda di aver “ingannato” l’organismo in precedenti audizioni.
Indagine anche da parte delle autorità Usa su uso dati personali. La Federal Trade Commission, l’antitrust americana, avrebbe avviato un’indagine su Facebook sull’uso dei dati personali. L’indagine – riportano i media americani citando alcune fonti – riguarda i profili sui quali Cambridge Analytica e’ riuscita a mettere le mani e sulla possibilità che Facebook abbia in qualche modo favorito Cambridge nel ricevere i dati.
Anche il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, in un tweet ha “invitato Mark Zuckerberg al Parlamento europeo. Facebook chiarisca davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non vengono utilizzati per manipolare la democrazia”.