Dopo il mea culpa Zuckerberg mette le mani avanti: cercheranno di usarci per le elezioni di midterm (VIDEO)

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Mark Zuckerberg è “sicuro che qualcuno stia cercando” di usare Facebook per influenzare le elezioni americane di midterm. Nonostante l’ammissione in un post sul suo profilo ufficiale (“sono io che ho lanciato Facebook e sono io il responsabile di tutto ciò che accade sulla nostra piattaforma”), il fondatore del social ha messo le mani avanti dichiarando in un’intervista alla Cnn: “sono sicuro che qualcuno ci stia provando”.

“Sono certo che ci sia una v2, una seconda versione – ha spiegato alla Cnn – di qualunque sia stato lo sforzo messo in atto dai russi nel 2016, sono certo che stiano lavorando a questo”. E aggiunge: “ci sarà qualche nuova tattica che dobbiamo essere certi di vedere ed affrontare”.

Zuckerberg ha spiegato che al momento si sta “sviluppando la tecnologia” ed assumendo il personale destinato al controllo con il compito di contrastare propaganda ed altri tipi di attacco a Facebook.

“Uno dei grandi impegni che ci siamo prefissati quest’anno è stato di raddoppiare il numero delle persone impiegate nel settore sicurezza. Avremo 20mila persone che lavorano sulla sicurezza e sulla revisione dei contenuti entro la fine dell’anno”.

“Ora la realtà è che con una comunità di due miliardi di persone, non posso promettere che troveremo tutto. Ma quello su cui mi posso impegnare è che cercheremo di rendere il più difficile possibile per questi avversari farlo e credo che faremo un lavoro decisamente migliore”, ha assicurato.

“Abbiamo fatto degli errori – ha scritto ieri nel post -. C’è stata una violazione del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono i loro dati con noi e si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo recuperare questa fiducia. Bandiremo gli sviluppatori che non sono in regola o che non saranno d’accordo con le nostre regole”.

Mark Zuckerberg (Foto: Maurizio Pesce, Attribuzione 2.0 Italia (CC BY 2.0 IT)

Traduzione integrale del post di Mark Zuckerberg  (di Repubblica.it)

Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione della Cambridge Analytica, compresi i passi che abbiamo già intrapreso e quelli che faremo per affrontare questo importante problema. Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e, se non ne siamo capaci, non meritiamo di servirvi. Ho lavorato per capire esattamente che cosa sia successo e per assicurarmi che ciò non accada di nuovo. La buona notizia è che gli interventi più importanti per impedire che oggi questo accada di nuovo li abbiamo già messi in atto anni fa. Ma abbiamo anche commesso degli errori, ci sono ancora delle cose da fare e dobbiamo sbrigarci a farle.

Ecco una cronologia degli eventi.

Nel 2007, lanciammo la piattaforma Facebook con la visione che più app dovessero avere una connotazione social. Il tuo calendario doveva essere in grado di mostrare i compleanni dei tuoi amici, le tue mappe dovevano mostrare dove vivono i tuoi amici e la tua rubrica doveva mostrare le loro foto. Per fare questo, abilitammo gli utenti ad accedere a delle app e a condividere i loro amici e alcune informazioni su di loro.

Nel 2013, un ricercatore dell’Università di Cambridge, Aleksandr Kogan, creò un’applicazione con un quiz sulla personalità. Fu installata da circa 300.000 persone che condivisero i loro dati e alcuni dati dei loro amici. La nostra piattaforma funzionava così bene in quel momento che Kogan fu in grado di accedere a decine di milioni di dati di questi amici.

Nel 2014, per prevenire delle app abusive, annunciammo che stavamo cambiando l’intera piattaforma per limitare drasticamente i dati a cui le app potevano accedere. In particolare, app come quella di Kogan non potevano più chiedere dati sugli amici di una persona a meno che i suoi amici non ne avessero dato l’autorizzazione. Chiedemmo anche agli sviluppatori di richiedere la nostra autorizzazione prima di chiedere qualsiasi dato sensibile. Questi interventi impediscono oggi a qualsiasi app tipo quella di Kogan di accedere a tutti quei dati.

Nel 2015, venimmo a sapere dai giornalisti del Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge Analytica. È contrario alle nostre politiche che gli sviluppatori condividano i dati senza il consenso degli utenti, quindi bandimmo immediatamente l’app di Kogan dalla nostra piattaforma e chiedemmo che Kogan e Cambridge Analytica dichiarassero formalmente di aver cancellato tutti i dati acquisiti in modo improprio. Ci fornirono queste dichiarazioni.

La settimana scorsa abbiamo appreso dal Guardian, dal New York Times e da Channel 4 che Cambridge Analytica potrebbe non aver cancellato i dati come avevano dichiarato. Abbiamo immediatamente vietato loro l’utilizzo di tutti i nostri servizi. Cambridge Analytica afferma di aver già cancellato i dati e ha accettato un controllo legale da parte di una società da noi incaricata di verificarlo. Stiamo anche lavorando con i regolatori che indagano su quanto è successo.

C’è stata una violazione della fiducia tra Kogan, Cambridge Analytica e Facebook. Ma c’è stata anche una violazione della fiducia tra Facebook e gli utenti che condividono i loro dati con noi e che si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo porre riparo a tutto questo.

In questo caso, abbiamo già intrapreso i passi più importanti alcuni anni fa, nel 2014, per impedire ai malintenzionati di accedere ai dati personali degli utenti in questo modo. Ma dobbiamo fare di meglio e ora spiegherò come.

Innanzitutto, esamineremo tutte le app che hanno avuto accesso a grandi quantità di informazioni prima di cambiare la nostra piattaforma per ridurre drasticamente l’accesso ai dati nel 2014 e condurremo una verifica completa su tutte le app che hanno delle attività sospette. Allontaneremo dalla nostra piattaforma tutti quegli sviluppatori che non accettino un controllo approfondito. E se troveremo degli sviluppatori che hanno usato in modo scorretto delle informazioni personali identificabili, li allontaneremo e avviseremo tutte le persone interessate. Tra queste ci sono anche le persone i cui dati sono stati usati in modo improprio da Kogan.

Secondo, limiteremo ulteriormente l’accesso degli sviluppatori ai dati per prevenire altri tipi di abuso. Ad esempio, bloccheremo l’accesso degli sviluppatori ai tuoi dati se non usi la loro app per 3 mesi. Ridurremo i dati che devi fornire a un’app al momento dell’iscrizione: rimarranno solo il nome, la foto del profilo e l’indirizzo email. Chiederemo agli sviluppatori non solo di ottenere l’autorizzazione ma anche di firmare un contratto per chiedere a chiunque l’accesso ai loro post o ad altri dati privati. E nei prossimi giorni vi metteremo al corrente di ulteriori modifiche.

In terzo luogo, vogliamo assicurarci che sappiate a quali app avete dato il permesso di accedere ai vostri dati. Nel prossimo mese, potrete tutti vedere uno strumento situato in testa alla sezione Notizie [Newsfeed] con le app che hai usato e un modo semplice per revocare le autorizzazioni all’uso dei vostri dati da parte di quelle app. Abbiamo già uno strumento per farlo nelle impostazioni sulla privacy e ora metteremo questo strumento sopra alla sezione Notizie perché tutti lo possano vedere.

Oltre alle iniziative già intraprese nel 2014, ritengo che questi siano i prossimi passi da fare per continuare a proteggere la nostra piattaforma.
Ho creato Facebook e alla fine sono responsabile di ciò che accade sulla nostra piattaforma. Sono deciso a fare ciò che serve per proteggere la nostra comunità. Questo problema che coinvolge Cambridge Analytica oggi non dovrebbe più presentarsi con le nuove app, ma ciò non toglie ciò che è accaduto in passato. Impareremo da questa esperienza a proteggere ulteriormente la nostra piattaforma e a rendere la nostra comunità più sicura per tutti.

Voglio ringraziare tutti voi che continuate a credere nella nostra missione e a lavorare per costruire insieme questa comunità. So che ci vorrà più tempo per risolvere tutti questi problemi di quanto vorremmo, ma vi prometto che li risolveremo e che creeremo un servizio migliore a lungo termine.

(Traduzione di Luis E. Moriones)

Il testo integrale del post di Zuckerberg

I want to share an update on the Cambridge Analytica situation — including the steps we’ve already taken and our next steps to address this important issue.

We have a responsibility to protect your data, and if we can’t then we don’t deserve to serve you. I’ve been working to understand exactly what happened and how to make sure this doesn’t happen again. The good news is that the most important actions to prevent this from happening again today we have already taken years ago. But we also made mistakes, there’s more to do, and we need to step up and do it.

Here’s a timeline of the events:

In 2007, we launched the Facebook Platform with the vision that more apps should be social. Your calendar should be able to show your friends’ birthdays, your maps should show where your friends live, and your address book should show their pictures. To do this, we enabled people to log into apps and share who their friends were and some information about them.

In 2013, a Cambridge University researcher named Aleksandr Kogan created a personality quiz app. It was installed by around 300,000 people who shared their data as well as some of their friends’ data. Given the way our platform worked at the time this meant Kogan was able to access tens of millions of their friends’ data.

In 2014, to prevent abusive apps, we announced that we were changing the entire platform to dramatically limit the data apps could access. Most importantly, apps like Kogan’s could no longer ask for data about a person’s friends unless their friends had also authorized the app. We also required developers to get approval from us before they could request any sensitive data from people. These actions would prevent any app like Kogan’s from being able to access so much data today.

In 2015, we learned from journalists at The Guardian that Kogan had shared data from his app with Cambridge Analytica. It is against our policies for developers to share data without people’s consent, so we immediately banned Kogan’s app from our platform, and demanded that Kogan and Cambridge Analytica formally certify that they had deleted all improperly acquired data. They provided these certifications.

Last week, we learned from The Guardian, The New York Times and Channel 4 that Cambridge Analytica may not have deleted the data as they had certified. We immediately banned them from using any of our services. Cambridge Analytica claims they have already deleted the data and has agreed to a forensic audit by a firm we hired to confirm this. We’re also working with regulators as they investigate what happened.

This was a breach of trust between Kogan, Cambridge Analytica and Facebook. But it was also a breach of trust between Facebook and the people who share their data with us and expect us to protect it. We need to fix that.

In this case, we already took the most important steps a few years ago in 2014 to prevent bad actors from accessing people’s information in this way. But there’s more we need to do and I’ll outline those steps here:

First, we will investigate all apps that had access to large amounts of information before we changed our platform to dramatically reduce data access in 2014, and we will conduct a full audit of any app with suspicious activity. We will ban any developer from our platform that does not agree to a thorough audit. And if we find developers that misused personally identifiable information, we will ban them and tell everyone affected by those apps. That includes people whose data Kogan misused here as well.

Second, we will restrict developers’ data access even further to prevent other kinds of abuse. For example, we will remove developers’ access to your data if you haven’t used their app in 3 months. We will reduce the data you give an app when you sign in — to only your name, profile photo, and email address. We’ll require developers to not only get approval but also sign a contract in order to ask anyone for access to their posts or other private data. And we’ll have more changes to share in the next few days.

Third, we want to make sure you understand which apps you’ve allowed to access your data. In the next month, we will show everyone a tool at the top of your News Feed with the apps you’ve used and an easy way to revoke those apps’ permissions to your data. We already have a tool to do this in your privacy settings, and now we will put this tool at the top of your News Feed to make sure everyone sees it.

Beyond the steps we had already taken in 2014, I believe these are the next steps we must take to continue to secure our platform.

I started Facebook, and at the end of the day I’m responsible for what happens on our platform. I’m serious about doing what it takes to protect our community. While this specific issue involving Cambridge Analytica should no longer happen with new apps today, that doesn’t change what happened in the past. We will learn from this experience to secure our platform further and make our community safer for everyone going forward.

I want to thank all of you who continue to believe in our mission and work to build this community together. I know it takes longer to fix all these issues than we’d like, but I promise you we’ll work through this and build a better service over the long term.