“Le perdite di Gedi non sono mie”. Carlo De Benedetti scarica sui figli

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L’ingegnere Carlo De Benedetti scrive  a Libero una “precisazione” in relazione all’articolo di Nino Sunseri uscito ieri col titolo  ‘De Benedetti invece seguita a perdere: -40%’.La precisazione scatena i social perchè finisce inevitabilmente per mettere nel mirino come responsabili della perdita di cui parla il pezzo gli stessi figli dell’ingegnere manager del gruppo. “Non ha alcun senso attribuirmi una “perdita” – e tantomeno una responsabilità – a seguito del declino che da un anno caratterizza il titolo Gedi”, scrive Carlo De Benedetti nel pezzo su Libero di oggi. Che riportiamo qui sotto insieme all’articolo di Sunseri.

Libero – 23/03/2018 – Le perdite di Gedi non sono mie di Carlo De Benedetti

Caro Direttore, scrivo con riguardo all’articolo a firma di Nino Sunseri pubblicato nella pagina economica dell’edizione odierna, dal titolo “De Benedetti invece perde il 40%”. Rilevo che sia il titolo che la notizia sono gravemente inesatti e fuorvianti: infatti, è a tutti noto che ho donato da tempo ai miei figli le partecipazioni relative, tra l’altro, al Gruppo Gedi, così come è noto che sono cessato dalla carica di Presidente del Gruppo nel giugno 2017, non avendo peraltro deleghe gestionali da molti anni. Dunque, non ha alcun senso attribuirmi una “perdita” – e tantomeno una responsabilità – a seguito del declino che da un anno caratterizza il titolo Gedi. La scelta editoriale di ricollegare l’andamento negativo del titolo in questione alla mia persona – sottolineata dalla mia fotografia posta sotto il titolo di cui sopra – si configura come del tutto ingiustificata e denigratoria. Chiedo che venga pubblicata questa mia precisazione, al fine di ristabilire i fatti. Cordialmente.

Libero 22.3.2018 – De Benedetti invece seguita a perdere: -40%, di Nino Sunseri

Prima le tasse non pagate che hanno affondato i bilanci del 2017. Adesso i sospetti di una truffa all’Inps sul prepensionamento dei dirigenti. (…) segue a pagina 18 segue dalla prima (…) Non sono certo giorni facili in casa De Benedetti. Il gruppo editoriale raccolto intorno a Repubblica , molto caro all’Ingegnere, procede a slalom fra problemi con il ministero delle Finanze e ora con l’Inps. Ieri ha ricevuto la vista della Guardia di Finanza. C’è un sospetto di truffa che diventa ancora più amaro considerando che Tito Boeri è stato direttore scientifico della Fondazione Rodolfo De Benedetti fino al 28 marzo 2015 quando fu chiamato da Renzi a guidare l’ente di previdenza. Insomma un brutto pasticcio per il quotidiano di cui Tito Boeri è stato anche apprezzato editorialista. Ma soprattutto causa di nuovi imbarazzi per una casa che fatto della legalità e del rispetto delle regole la cifra di comportamento e anche la chiave del successo in edicola. Altri tempi. Ora invece i lettori si stanno assottigliando e, contemporaneamente vengono fuori comportamenti su cui la Procura di Roma ha acceso un faro. Un’altra tegola dopo la condanna per evasione fiscale. La pena è stata patteggiata con il pagamento di 175,3 milioni. Uno sconto sulla condanna di 388,6 milioni. Che brutte storie per un’azienda che aveva sempre affermato la propria diversità rispetto all’Italia alle «vongole». Ora rischia di finire nel piatto fumante. L’inchiesta della magistratura parte da una segnalazione degli ispettori dell’Inps. I sospetti nascono dalla girandola di fusioni (ultima delle quali con la Stampa ) con ha portato a Gedi. Le variazioni di perimetro, secondo l’accusa, venivano sfruttate per cambiare anche i ruoli dei dirigenti. Circa 200 sono stati incentivati a scendere di un gradino per diventare quadro e talvolta anche poligrafico. In questa maniera potevano andare in cassa integrazione e poi essere prepensionati a spese dell’Inps. Il danno presunto per l’ente presieduto da Tito Boeri è di una trentina di milioni. Naturalmente le accuse andranno provate. Ma certo la situazione non è comoda. Soprattutto dopo la multa per le tasse non pagate nel 1991 al momento della fusione fra Repubblica e la Cartiera di Ascoli. Un’altra operazione fatta con troppa disinvoltura. La notizia della perquisizione è costata un ribasso del 4,73% al titolo Gedi a 0,483 euro. Lo scivolone porta al 40% il ribasso in un anno. La caduta che si sta trasformando in valanga considerando che metà del ribasso (20%) è stato realizzato nell’ultimo mese. Spaventa soprattutto il terremoto che ha coinvolto un gruppo che per quarant’anni si era distinto per la stabilità: due direttori dopo Scalfari, un paio di amministratori delegati. Lunghe presidenze. Adesso sembra il bar di Guerre Stellari: vice direttori che vanno via dopo tre mesi, forse perchè non hanno ottenuto la direzione. Eugenio Scalfari che litiga con Carlo De Benedetti che, a sua volta, incassa la censura del figlio Rodolfo. Un blasone che si appanna. I lettori che si fanno meno numerosi.