Roberto Fico presidente della Camera. Il ritratto di ‘Prima’ dell’esponente M5s

Condividi

Roberto Fico, di M5S, alla quarta votazione ha raggiunto il quorum di 311 voti necessari per essere eletto presidente della Camera. Considerato l’ortodosso dei 5 Stelle, paladino dell’ala movimentista, e’ stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 2013 e subito nominato presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai.
Prima comunicazione con Daniele Scalise gli ha fatto all’epoca la prima intervista in cui racconta le sue idee e progetti ribadendo “ che sarebbe un risultato eccezionale se fossi l’ultimo presidente della Commissione di Vigilanza Rai così come è istituita. Perché così non è possibile agire”. Puo darsi che in questa legislatura sia arrivata la volta buona.

Pubblichiamo qui di seguito l’ intervista a Roberto Fico, che fornisce un interessante ritratto del personaggio e la copertina del numero di giugno/luglio 2013 di Prima comunicazione.

Un mastino a San Macuto

Dice che “sarebbe un risultato eccezionale se io fossi l’ultimo presidente della Commissione di Vigilanza Rai così come è istituita”. Roberto Fico, 38 anni, capigliatura folta e nera con i primi capelli bianchi, lo sguardo verde, la voce calma. Chi direbbe mai che è un mastino? Glielo dico sperando che non se la prenda e non mi cacci dal suo ufficio di Palazzo San Macuto, sede della Commissione parlamentare per l’indirizzo e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi che fu istituita a metà degli anni Settanta con lo scopo di sorvegliare l’attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale e pubblico italiano. Non solo non mi butta fuori ma ammette senza vantarsi, freddamente: “Sì, sono un mastino”. Del resto bastano dieci minuti di conversazione per capire che dietro quell’aria quieta e suadente c’è uno che non è né quieto né suadente. Napoletano, laureato in Scienze della comunicazione con il massimo dei voti e la lode, master in ‘Knowledge management’ (qualsiasi cosa voglia dire) presso il Politecnico di Milano, deputato del Movimento 5 Stelle, da anni impegnato a fianco di Beppe Grillo (ha fondato nel 2005 uno dei tanti gruppi – loro li chiamano meetup – ‘Amici di Beppe Grillo’ da cui poi è nato il M5S) ormai di lui sappiamo abbastanza per farcene un’idea. E’ andato in televisione un paio di volte (“non mi piace andare in tv”, dice quasi di sfuggita) e ha, come si dice, bucato lo schermo. Ogni intanto fa qualche inciampo lessicale il che lo rende più simile a tutti noi.
Ogni volta che passo il portone di San Macuto che mi vengono sempre brutti pensieri. E’ stato questo il quartier generale della Santa Inquisizione e in questo magnifico palazzo cinquecentesco un secolo dopo si installò la Congregazione del Santo Uffizio, ovverossia dell’Inquisizione, e processò Galileo Galilei. Troppo facile sarebbe in questo lunedì 17 di giugno, che è il giorno che incontro Fico, parlargli di eretici e di condanne. A poche centinaia di metri di distanza, il gruppo dei parlamentari del suo movimento stanno mettendo in croce Adele Gambaro. Ma non sono qui per questo. Sono qui per tentare di capire cosa ha in testa Fico ora che guida questa istituzione che a molti appare cosa inutile. Arrivo al secondo piano e vengo accompagnato da un commesso fin davanti alla porta del presidente che – incredibile visu – è aperta. Lui sta terminando una telefonata. Pochi secondi e sono già dentro.

Prima – Arriviamo subito al punto, presidente. Lei ha più volte ribadito che il sistema della Rai è marcio e lottizzato. Adesso tocca a voi del movimento di Beppe Grillo tenerli d’occhio, chiedere ragione, fargli i conti in tasca. Mi permetta di avere qualche perplessità. Tutti quando arrivano qui mostrano grandi propositi fino a che il tritacarne della politica romana ne fa tanti graziosi hamburger, rotondi e ben pressati.

Roberto Fico – Quel che forse le sfugge è che questa presidenza e questo movimento non deve niente a nessuno, che è libero. Nella nostra storia, breve o lunga che sia, non abbiamo mai posizionato nessuno nella televisione pubblica e quindi possiamo dire di essere qui in totale autonomia.

Prima – Io non la farei così facile…

R. Fico – Non la sto facendo facile. Io penso anzi che sia un percorso tosto anche perché la Commissione è composta da quaranta membri, tra deputati e senatori. Però credo che lavorando con costanza e pazienza ogni giorno, cercando di chiarire alcune questioni che riteniamo cruciali, possiamo avvicinarci a ciò che immaginiamo. Questo deve fare la Commissione. E soprattutto non guardare in faccia a nessuno. Noi abbiamo un contratto di servizi che è quello che sigla il ministero con la Rai e che la Vigilanza non solo deve fare rispettare ma su cui deve dare anche un parere vincolante. Quando ci riferiamo alla Rai come la principale agenzia culturale del paese, quando parliamo di pluralità di visioni, di idee, di stimolo alla crescita e alla libertà, è nostro compito far sì che il contratto sia rispettato nei suoi principi fondanti e sciogliere tutte quelle nebbie che non ne permettono l’applicazione.

Prima – Quali sono i punti che ritiene prioritari, quelli che bisogna subito affrontare?

R. Fico – Ci sono due problemi, uno riguarda l’informazione e l’altro l’intrattenimento. Nostro compito è rendere l’informazione libera.

Prima – L’informazione libera? Che significa?

R. Fico –Significa che i giornalisti che fanno quel mestiere non devono avere nessi partitici e che i propri riferimenti culturali e personali non devono interagire con il lavoro che fanno. Noi controlleremo che le trasmissioni non siano faziose. E se dovessimo trovarle tali ne chiederemo ragione. Vede, per me pluralità non significa una rete a favore di un partito e un’altra rete a favore di un altro partito. Noi vogliamo che quando i cittadini ricevono una notizia devono sapere che è sì una notizia soggettiva – perché l’oggettività totale non esiste – ma che quella soggettività è trasparente. Ciò che a noi interessa tutelare non sono gli interessi dei partiti in Rai ma i cittadini che pagano il canone.

Prima – Se mi vede un poco esitante non è perché non creda a ciò che lei dice ma perché la storia di questo palazzo racconta tutt’altro. Andiamo avanti. Mi dica dell’intrattenimento.

R. Fico – Se è vero che la Rai è, come ho detto, come dicono tutti, la principale agenzia culturale del Paese allora questo deve essere riscontrabile anche nel flusso normale dei programmi di intrattenimento. Mi sa spiegare lei come mai la Rai non trasmette più film in prima serata? Ma come è possibile? E per di più sapendo che l’industria cinematografica è in crisi!

Prima – Sa, quando sento parlare di intrattenimento culturale mi vengono in mente trasmissioni da orchite come l’Approdo, una cosa che rischiò di spegnere la voglia di leggere a un’intera generazione. La mia.

R. Fico – Ci sono modi di fare intrattenimento piacevoli ma il modello non può essere quello del quiz dove vinci per un colpo di fortuna. Penso che l’abilità e la conoscenza debbano essere incoraggiati perché la conoscenza ti libera e ti permette di dare un apporto al mondo a cui ti rivolgi.

Prima – Usciamo dalle teorie e cerchiamo di entrare sul concreto. Lei dice di voler liberare la Rai dai partiti. Come?

R. Fico – Usando la trasparenza su tutto. La cittadinanza deve potersi indignare o essere d’accordo ma i lavori di questa Vigilanza devono e saranno trasparenti. Se io chiamo il presidente della Rai o il direttore della Rai in audizione, tutto deve essere sotto gli occhi di tutti i cittadini: domande e risposte, verbali, sintesi… Per me questo significa avviare un processo di discussione pubblica che a mio giudizio è morto.

Prima – E’ che nella sostanza la Commissione di Vigilanza ha poco potere.

R. Fico – Io so che dobbiamo riprendere una riflessione seria della Rai e usare nel modo migliore il potere, sia pure limitato, che abbiamo. Faremo applicare il contratto di servizi della Rai in tutti i modi. Su questo ci può contare.

Prima – La legge però non è molto a vostro favore. Mi riferisco alla legge stessa che prevede la strutturazione della Commissione che lei presiede.

R. Fico – Questa è in parte la contraddizione della Vigilanza. Se noi diciamo che dobbiamo togliere ai partiti il controllo della Rai pubblica è chiaro che in questo discorso rientra anche la Vigilanza. Se la Vigilanza elegge sette consiglieri di amministrazione su nove, se la Vigilanza da parere vincolante sul presidente della Rai e così via, è chiaro che dobbiamo ripensare a un nuovo modo di elezione del Consiglio di Amministrazione, di un nuovo organo di controllo pubblico sulla televisione pubblica.

Prima – E quindi dovete anche ripensare alla Commissione di Vigilanza.

R. Fico – L’ho già detto altrove e lo ripeto a lei: io penso che sarebbe un risultato eccezionale se fossi l’ultimo presidente della Commissione di Vigilanza Rai così come è istituita. Perché così non è possibile agire. La Commissione non fa leggi ma può proporre un cambiamento.

Prima – Tradotto in soldoni?

R. Fico – In questi mesi mi hanno scritto quelli di Move on (un movimento progressista di ispirazione americana molto attivo sulla Rete, n.d.r.) con alcune proposte. Una di queste che mi è piaciuta è che sia istituito un Consiglio degli audiovisivi tramite il quale nel cda della Rai siedano sia gli attori interni della Rai, ossia i dipendenti, sia cittadini totalmente svincolati dai partiti, sia dei parlamentari. E, su curriculum, il Consiglio degli audiovisivi elegge il Cda della Rai che riconosce dunque quelle tre componenti. Adesso come adesso nel Cda non c’è chi guarda e paga il canone della tv, non c’è chi lavora in Rai e il potere è del tutto squilibrato.

Prima – Il problema Rai è dentro il problema del sistema radiotelevisivo italiano.

R. Fico – La Vigilanza ha potere di nomina e controllo sulla Rai. E’ ovvio che in ogni Stato civile e democratico dove hai una concentrazione anche privata come da noi non è possibile non parlare di leggi antitrust e di conflitto di interessi.

Prima – Oddio, ancora il conflitto di interessi e ancora Berlusconi… La prego…

R. Fico – No, non mi ha capito. Quando parliamo di conflitto di interessi noi non ci riferiamo esclusivamente a Silvio Berlusconi e alle sue televisioni. Quando parliamo di conflitto di interessi noi intendiamo dire che l’Italia intera vive sul conflitto di interesse in ogni settore, dalle assicurazioni alle banche, dove i consiglieri di amministrazione si scambiano i posti l’un altro, dove si assiste a una concentrazione di poteri inaudita.

Prima – E come pensate di trovare degli alleati per queste due battaglie?

R. Fico – Intanto per cominciare abbiamo presentato una legge in Commissione Affari Costituzionali sul conflitto di interessi.

Prima – Le strade dell’inferno sono lastricate di disegni di legge.

R. Fico – Sa qual è il nostro vantaggio? E’ che noi non dobbiamo niente a nessuno, non dobbiamo mantenere equilibri, non dobbiamo garantire televisioni né assicurazioni, non abbiamo né riconosciamo alcun riferimento industriale. E’ per questo che cercheremo di aprire la discussione sul conflitto di interessi che sembra essere stato dimenticato. E a quel punto vedremo chi ci sta e chi non ci sta. E a quel punto capiremo anche perché c’è chi non ci sta. Vede, sarà la trasparenza a inchiodare le persone alle proprie responsabilità.

Prima – Insomma, la strategia che vi proponete è quella di far scoprire le carte a tutti.

R. Fico – Esatto.

Prima – Torniamo alla Rai. Pensa auspicabile venderne una parte? E se sì, quale? E se sì, chi se la compra in tempi bui come questi?

R. Fico – La vendita e la privatizzazione di una parte della Rai è un percorso che in questo momento non è pensabile se prima non si risolve il conflitto di interessi e l’antitrust. Oggi il problema più urgente della Rai è il precariato. E’ inaccettabile che nella tv pubblica, come nel resto del Paese, ci sia il precariato.

Prima – Le ripropongo una domanda lagnosa ma inevitabile: con queste lune, come immaginate come si possa risolvere?

R. Fico – Il problema va affrontato ascoltando tutte le parti in causa, attraverso un processo partecipato. Anche per questo parliamo della valorizzazione delle produzioni interne e non esterne… C’è una presidente e un direttore generale che hanno il compito di mettere in sicurezza la Rai, di risolvere il problema del precariato e quelle situazioni incancrenite negli anni. Da qui, dalla Vigilanza, anche sul problema del lavoro e delle produzioni che danno lavoro alla Rai ascolteremo il presidente, il direttore generale, i sindacati, i sindacati autonomi, i lavoratori. Non daremo pace a nessuno, ascolteremo tutti, vaglieremo tutte le proposte.

Prima – Se ho ben capito lei, dietro quell’aria serafica e suadente, prefigura il suo compito come quello di un mastino. E’ così?

R. Fico – Sì, assolutamente. Le intenzioni sono dure e, creda a me, questa sarà una Commissione che dovrà lavorare tantissimo. Tutte le volte che sarà utile sarà convocato l’ufficio di presidenza, la Commissione, ci saranno audizioni costanti. Non ho intenzione di occuparmi di altro e di venire qui due volte la settimana. Io sarò qui ogni giorno della settimana, dalla mattina alla sera.

Prima – Di solito quello del presidente della Vigilanza è un ruolo assegnato o per offrire un trampolino di lancio per future e radiose carriere politiche o, viceversa, un grazioso riconoscimento per il lavoro svolto.

R. Fico – La Vigilanza Rai è stata data al Movimento 5 Stelle perché siamo la prima opposizione del Paese con il 25% e non è né per trampolino di lancio né un riconoscimento per aver fatto del bene a qualcuno, ma perché il Paese ci ha chiesto di essere opposizione e di vigilare. In questo senso abbiamo un mandato fortissimo. Già in parlamento lo facciamo ogni giorno e lo faremo con forza uguale dalla presidenza della Vigilanza Rai.

Prima – Quand’è che arrivato dentro?

R. Fico – Da una settimana.

Prima – Quali sono state le prime reazioni dell’ambiente?

R. Fico – Per ora quel che è successo di positivo è stato l’avvicendamento dei dipendenti Camera con quelli del Senato perché quando c’è il nuovo presidente è così che avviene.

Prima – Questa è la parte amministrativa.

R. Fico – Ma è la parte amministrativa rende possibile o meno il nostro lavoro. Mi sono molto concentrato su questo. Per quando riguarda il resto immagino che lei si riferisca a voci e sensazioni da parte della Rai. Non ne ho avute e in ogni caso non gli darei né ascolto né peso. Io mi occupo di quello che ho e con questo ho intenzione di lavorare al massimo. Una cosa mi ha colpito: mi stanno arrivando una marea di segnalazioni.

Prima – Come sarebbe a dire? Già le chiedono favori?

R. Fico – Macché! Si tratta di mail dove si parla di questioni, di denunce, di squarci di realtà.

Prima – Immagino tutte rigorosamente anonime.

R. Fico – Immagina male. Sono firmate. Firmatissime. E noi le valuteremo tutte. Questo è uno dei segnali della voglia di partecipazione delle persone a un bene comune, un patrimonio incredibile sia in termini umani che culturali che industriali.

Prima – Direi che il vostro modo di comunicare (e quando dico vostro mi riferisco a voi parlamentari del Movimento 5 Stelle) sia cambiato negli ultimi giorni. Lei è andato in due trasmissioni tv, una di Lucia Annunziata e una condotta da Lilli Gruber. Non è che ora anche lei diventerà una presenza fissa in tv?

R. Fico – Personalmente non amo andare in televisione. Io voglio lavorare, fare quello per cui sono stato chiamato e se devo parlare mi interessa farlo solo dei contenuti. No, stia tranquillo, non mi vedrà spesso in televisione. Ci sono troppi parlamentari che preferiscono gli studi televisivi piuttosto che stare in aula e io credo che anche questo debba essere riequilibrato. La politica non può essere spettacolo, non può essere una fabbrica di vip, non può essere intrattenimento dalla mattina alla sera. La politica significa mettere in sicuro il presente e avere la capacità di andare verso un orizzonte che per noi deve essere diverso. E questo non permette distrazioni anche se è molto difficile non farsi distrarre. Forse è anche per questo che io sono molto contento di essere qui a San Macuto che è un luogo più defilato, più silenzioso dove accedono meno persone, meno giornalisti, meno televisioni, dove non c’è l’assedio che c’è fuori dal parlamento. Da che sono qui riesco a produrre molto di più. Del resto in questo momento della mia vita sono parlamentare e io devo fare le leggi nell’interesse collettivo rispetto a quello che ho detto e scritto nella mia campagna elettorale. Punto.

Prima – Quando ha bisogno di comunicare con il mondo come si muove?

R. Fico – Noi abbiamo diversi tipi di comunicazione. Il primo è la Rete. Se voglio far conoscere una cosa che mi pare importante uso la Rete e i miei tre profili Facebook che insieme a Twitter raggiungono attorno alla 40mila persone. Quando scrivo su Twitter vedo che le agenzie lo riprendono e a seguire anche i giornali e spesso le tv. Un secondo livello di comunicazione sono gli incontri sul territorio, aperti a tutti e in luoghi pubblici. E poi ci sono televisione e radio dove facciamo delle incursioni.

Prima – E noi poverelli della carta stampata?

R. Fico – A dirle la verità, preferisco l’intervista giornalistica sulla carta stampata piuttosto che quella in tv. Penso che sia più intima e anche più complessa, che premetta più tempo al ragionamento. Uno poi si augura che quello che ha detto venga riportato in modo fedele senza titoli ingiustificati.

Prima – Ha avuto incidenti in proposito?

R. Fico – Qualcuno, ma non me lo ricordo.

Prima – Non le credo ma capisco che un po’ di diplomazia le è necessaria.

R. Fico – Guardi che sono sincero. Quel che mi irrita è l’estrapolazione di una frase ad effetto. Roba che fa spesso Repubblica, ma non solo.

Prima – Ci sono e si possono nominare dei buoni esempi di servizio pubblico televisivo?

R. Fico – In questo momento non mi pare corretto dare pagelle.

Prima – Ma lei pensa che in Rai ci sia qualcosa da salvare o no? Che ci siano delle professionalità degne, serie, da difendere?

R. Fico – Certo e sono visibili.

Prima – Glielo chiedo solo perché a volte sembra prevalere un giudizio furioso e distruttivo, di chi dice che tutto è da abbattere, che tutto è corrotto.

R. Fico – Beh, diciamo che se guardiamo il parlamento e tante aziende pubbliche quel pessimismo generale affonda le radici in una verità. Questo Paese è da rifondare. Dobbiamo distruggere un modello per costruirne un altro. E’ che mentre smantelliamo, vogliamo costruire.

Prima – Lei che ha meno di quarant’anni è un supertecnologico o un giornale di carta lo prende ancora in mano?

R. Fico – Il 99 per cento dei giornali li leggo on line.

Prima – Di televisione ne vede molta?

R. Fico – Normale.

Prima – Normale è un aggettivo che non capisco e non riconosco. Mi spieghi meglio.

R. Fico – Prima dell’avvento della Rete vedevo tre ore di televisione al giorno e nei week end anche il pomeriggio, pur se la televisione non è mai stata eccessivamente presente nella mia vita. Da che c’è la Rete mi sono spostato dal divano alla scrivania dove vedo sia la televisione all’interno della Rete – e quindi all’interno di una riorganizzazione dei programmi – che la Rete in senso proprio. Ho insomma abbandonato sempre di più la televisione come oggetto di informazione e intrattenimento.

Prima – Cosa l’ha spinta a questo cambiamento?

R. Fico – In Rete mi trovo meglio per quello che riguarda il controllo delle fonti, dell’organizzazione delle informazioni. Là dentro c’è un processo che di produzione collettiva dove tutti siamo attori nei due sensi, sia in quello della produzione che in quello della fruizione. La televisione è ancora uno strumento che va da uno verso tutti e, come diceva Pier Paolo Pasolini, è un medium che crea sudditanza tra chi è dentro e chi è fuori. E’ per questo che penso che tutte le politiche che devono essere fatte devono tentare di ridurre il gap che crea sudditanza e dunque la tv deve essere molto più multimediale, collegata a un processo di Rete, una tv su domanda.

Prima – Parliamo di canone. Ritiene legittimo che il cittadino paghi un canone a una televisione che ha anche una buona quota di pubblicità?

R. Fico – No, non mi piace che ci sia una commistione tra canone e pubblicità. Anche la Bbc ha il canone ma non ha pubblicità. Per non dire che i bambini sono bombardati dagli spot in un modo allucinante, centinaia di migliaia che li bombardano nei loro primi dieci anni di vita. Su questo dobbiamo offrire maggiore tutela senza moralismi. Epperò non possiamo nemmeno essere una società che si fonda interamente sulla vendita e sul commercio. Questo è per dire che è bene avere una televisione dove non ci sia la pubblicità, soprattutto se noi cittadini siamo in grado di pagarcela. Vorrei che liberassimo dalla pubblicità almeno una o due reti pubbliche. Noi cittadini ci paghiamo la televisione, eleggiamo con i dipendenti e con la politica il cda e creiamo una tv di cultura e qualità.

Prima – Arrivando nel corridoio per la prima volta ho trovato che la sua porta era insoltamente aperta. Pensa che quella porta rimarrà aperta a lungo?

R. Fico – Non mi sono mai piaciute le porte chiuse e quindi, sì, rimarrà aperta. Se viene qui e la trova chiusa vuol dire che io non ci sono.