Nuova Sardegna, Di Rosa “continueremo a raccontare i fatti. Tutti!”

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Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. E’ quanto prevede in tema di rivelazione di segreto di ufficio, l’articolo 326 del Codice Penale, la cui violazione è stata contestata non a un dipendente dell’amministrazione giudiziaria ma a una cronista, Tiziana Simula, della redazione di Olbia de La Nuova Sardegna. Paradossalmente, i rappresentanti della categoria (Federazione della Stampa e Ordine dei giornalisti) dovrebbero ringraziare il magistrato che ha emesso il provvedimento: inserire un giornalista tra le persone incaricate di un pubblico servizio, significa riconoscere il ruolo centrale degli operatori dell’informazione, rafforzando in qualche modo lo stesso dettato costituzionale (art. 21 “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero… la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”).

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Antonio Di Rosa (Foto: www.lanuovasardegna.it)

La vicenda ruota intorno a una bufera giudiziaria su aste pilotate nel tribunale di Tempio Pausania che ha portato all’arresto di un giudice e a indagini su altri sei magistrati, tutti accusati di bancarotta fraudolenta. Il quotidiano di Sassari ha pubblicato sabato scorso il contenuto di un esposto dell’ex presidente della Corte d’Appello di Sassari Francesco Mazzaroppi contro altri giudici, avvocati e finanzieri. Nel dossier inviato alla Procura di Perugia verrebbe anche chiamato in causa l’allora Procuratore Domenico Fiordalisi per aver nascosto un fascicolo dell’inchiesta. Il procuratore capo facente funzioni del tribunale di Tempio Pausania, Andrea Garau, ha quindi disposto la perquisizione degli uffici della redazione di Olbia, dove è stato trovato copia dell’esposto (“non era, certo, un documento segreto da nascondere”, sottolinea il direttore de La Nuova, Antonio Di Rosa) , sequestrato insieme ad altri documenti (“che non hanno niente a che fare con l’esposto”), col computer e il telefonino, e hanno poi perquisito l’auto e l’appartamento della giornalista, accompagnata in caserma per il verbale.

Nel decreto di perquisizione si precisava che tale atto andava esercitato sia nei confronti delle persone presenti in redazione sia di quelle che dovessero sopraggiungere “con divieto di esse di allontanarsi prima della conclusione delle operazioni». Sarcastico su questo passaggio (“io sono arrivato in redazione mezz’ora dopo i carabinieri. Se avessi deciso di uscire i militari potevano impedirmi di farlo. Dunque, un sequestro di persona. Per tutti. Giornalisti e occasionali ospiti”), il direttore de La Nuova è stato netto nella difesa della collega e del ruolo del giornale: “Ci ha trattati come delinquenti, ma ha compiuto un errore di inaudita gravità pensando probabilmente di intimidirci o di trasformarci in giornalisti reticenti.La rassicuro subito caro procuratore Garau, ha sbagliato tutto. Anzi, ci indurrà a essere ancora più professionisti e professionali nella ricerca della verità. I giornalisti della Nuova Sardegna, in primis Tiziana Simula, convinti della correttezza che li contraddistingue, faranno il possibile – ha concluso Antonio Di Rosa nel commento pubblicato sul quotidiano – per raccontare ai lettori i fatti. Tutti”.

Sulla vicenda sono intervenuti la Federazione nazionale della Stampa, l’Associazione della stampa sarda, il Consiglio nazionale e regionale dell’Ordine dei giornalisti e l’Unione cronisti sardi, che, in una nota congiunta, hanno osservato che “la pubblicazione di un esposto presentato da un privato cittadino alla magistratura, documento che tecnicamente non può essere considerato coperto da segreto istruttorio, ha dato occasione per una inaudita intrusione delle forze dell’ordine e della magistratura nella redazione olbiese della Nuova Sardegna”. L’assemblea dei redattori e il Cdr de La Nuova Sardegna hanno coniato uno slogan-hashtag “E ora #indagatecitutti“ , ribadendo che il quotidiano di Sassari “non si è mai tirata indietro nel riferire le notizie, anche quando queste riguardano un potere dello Stato quale la magistratura, e continuerà a seguire su questa linea”.